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“RES PUBLICA DECIMIENSIUM”

 

Pubblicato il 18 luglio 2008

di Gabriella Cetorelli Schivo

Fotografie ed apparato iconografico a cura di Alfredo Corrao


 

Una piccola comunità di condizione servile vissuta alle porte di Roma tra il III e il V secolo d.C. rivive, nelle sue eterogenee origini, tra le intatte gallerie di una catacomba suburbicaria.

 

“Non vi è dubbio che l’oscurità,
come mancanza di vita giustifichi
sia il movimento di discesa,
che è necessario per accedere
alla dimora di morti,
sia il lungo viaggio per nave,
in un mare che,
per essere privo di strade,
racchiude in sé gli elementi necessari
a dar corpo alle metafore
del ricordo e della dimenticanza”
Ad Decimum: l'ingresso

Premessa


Correva l’anno 1980 quando, una fredda mattina di novembre scesi per la prima volta, da sola, nella catacomba ad Decimum. Il mio professore aveva voluto così. Diceva che solo penetrando in solitudine all’interno di un luogo se ne poteva cogliere l’essenza più vera. La più profonda. Scendendo quelle scale mi accoglieva un inquietante monito: “Aspettiamo la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”.
La curiosità e l’attrazione mi spingevano a ricercare il senso della vita, in quel luogo di morte.
Una densa nebbia, trafitta da pallide luci, mi investiva portando forte, quasi soffocante, l’odore di umido. A terra uno strato rilucente d’acqua.
Fu proprio allora, mentre scendevo al di là dei miei timori, che inaspettatamente e senza accorgermene mi innamorai di quel luogo dimenticato, che sarebbe diventato uno dei “luoghi” della mia vita…

Nel ricordo di Bruno

 

Ipotesi ricostruttiva fasi di sviluppo catacomba

 

 

Dimensione ciclica del tempo

Nata alle propaggini della Capitale, la piccola catacomba ad Decimum sorge all’incrocio di quello che già in antico, come oggi - in una dimensione ciclica del tempo - doveva costituire un punto nevralgico di traffico. Al decimo miglio della via Latina, nel luogo in cui, inerpicandosi per i Colli Albani, la strada offriva il pretesto ad una stazione di posta, necessaria per il cambio dei cavalli, come pure per la sosta ed il ristoro.
Qui la via si incrociava con l’attuale Via della Cavona, che ricalca, con buona probabilità, il percorso di un antico tratto viario attraversato dalle greggi transumanti che, partendo dai Colli Tiburtini, conduceva fino al mare.

 

Un tratto della via Latina

Un tratto della antica via Latina (qui presso Cassino) - Foto di Alfredo Corrao

 

Il contesto topografico

L’importanza archeologica di questa zona, sorta ad appena poche miglia dalla città, è testimoniata anche, nell’area subdiale, dai resti di mausolei, di cui uno attribuito a Lucio Funisolano Vettoniano, personaggio vissuto tra l’età neroniana e l’età flavia, nel cui cursus honorum compaiono le cariche di triumviro monetale, tribuno della plebe, pretore, curator Viae Aemiliae, console suffetto, governatore della Dalmazia, della Pannonia e della Mesia.
Sono attestati anche i ritrovamenti di strutture murarie, conserve d’acqua, pavimenti musivi, e pregevoli frammenti scultorei, oltre che architettonici.
Nel territorio limitrofo le fonti documentano le ville dei Murena, dei Caecilii, dei Vinicii e di altre famiglie romane di rilievo. Probabilmente, come affermava il Lanciani, doveva essere situata non lontano dal cimitero di ad Decimum anche la villa di Ulpia Marciana, sorella di Traiano, la cui traccia è ancora nel toponimo”valle Marciana”, prossimo a questo luogo.

 

L'affresco all'ingresso del sito

 L'affresco - moderno - posto all'ingresso del sito (foto di Alfredo Corrao)

 

Un piccolo cimitero "di campagna”

E’ proprio in connessione a questi rilevanti possedimenti agrari che dovette svilupparsi quel nucleo insediativo di cui abbiamo traccia nelle gallerie della catacomba qui considerata: un  piccolo cimitero comunitario esteso su due piani contigui, con appena un metro di differenza nei livelli.
Le gallerie, scavate nel tufo, hanno un andamento irregolare che tradisce una certa approssimazione nella tecnica fossoria, ben lontana da quella delle grandi catacombe della capitale, con il loro “corretto” e geometrico articolarsi nel sottosuolo.
La presenza di numerose tombe di bambini, ricavate anche in spazi di risulta, rivela l’alto tasso di mortalità infantile nell’ambito della comunità di riferimento, che al di là di una situazione “fisiologica” propria dei tempi , potrebbe anche riconnettersi alle modeste e precarie condizioni di vita degli inumati, come si deduce dalla giovane età di molti dei defunti, riscontrabile nelle epigrafi. Tra di esse è la testimonianza di fede espressa in lingua greca da una madre, sepolta con il suo bambino: “Io, Valeria Prima, credo nel nome di Cristo Signore1 …. a cui è aggiunto in graffito “ed anche il piccolo Quintiano qui riposa”. E ancora due genitori, Timoteo ed Onesima, dedicano, in lingua latina, il sepolcro alla figlia, Felicita, definita dolcissima ( Timoteus et /Onesime Feli/citati filiae dul/cissime). Pregevole era pure l’epigrafe (trafugata)  di Mousena Irene, per le tenere parole di fede espresse in lingua greca dal marito alla giovane sposa, prematuramente scomparsa:
“Sta' di buon animo, Mousena Irene, la tua anima è immortale presso Cristo. L’affetto del marito pose a lei che era vissuta 22 anni2.

 
Epigrafe di Timoteo ed Onesima  

 
  Epigrafe del Bonus Pastor
Alcune delle epigrafi più significative rinvenute nella catacomba

Il contributo epigrafico

Le testimonianze epigrafiche sono indubbiamente il modo più immediato per entrare, seppure attraverso le scarne parole del rimpianto, nella vita e nelle vicende dei titolari dei sepolcri.
“Il diacono Januarius, mentre era vivo, costruì la propria tomba per sé, per la sua costola Lupercilla e per la dolcissima figlia Martyria, vissuta solo tre anni, sei mesi e cinque giorni, in pace.”
Diverse le attestazioni relative all’organizzazione della gerarchia ecclesiastica locale. L’iscrizione appena menzionata del diacono Gennaro (tuttora in situ) che definisce la propria moglie come “costola”, facendo un diretto, quanto raro riferimento biblico nell’epigrafia cristiana d’occidente, conferma questo dato.
E ancora, la lapide di un (pre)SBY(ter) - oggi perduta - e più in là la menzione di un Faustus exorcista, ed ancora un Proficius questa volta “lector et exorcista”, a testimoniare nella medesima persona l’esercizio contemporaneo delle due funzioni nell’ambito della carriera ecclesiastica, in evidente connessione all’ esiguità della comunità considerata.
Un presbitero, un diacono, un lettore e due esorcisti: sono qui rappresentate tutte le cariche di una elementare gerarchia di clero, che andavano dall’officiante, al suo assistente, al lettore delle Sacre Scritture, all’addetto alla “cura" delle anime, in relazione al sacramento del battesimo impartito agli adulti.

 

Uno dei corridoi della catacomba Loculi ancora sigillati

Una delle gallerie della catacomba

Loculi ancora sigillati in uno dei cubicola

 

Origine servile degli inumati

E poi i nomi di umiliazione o “vituperevoli” dati a se stessi dai defunti, nella consapevolezza della miserevole condizione umana: Coprion, in lingua greca, ed il suo corrispettivo, Stercorius / Istercoria, in latino, usati con spirito di espiazione, e poi il cipriota Epafrodito3 e il persiano Granis, nomi tutti di origine servile.
Ancora indicazioni di fratelli, sorelle, colliberti, e l’amore di un marito inconsolabile che per trattenere la breve vita della sposa in questo mondo ne ricorda, fin nel dettaglio, sulla lapide, l’intera esistenza, negli anni, nei mesi e nei giorni (Ulpio Calligene fece [il sepolcro] ad Ulpia Ilara sua moglie dolcissima, che visse 24 anni, 9 mesi, 5 giorni).

 

Epigrafe del Bonus Pastor

Scorcio della galleria detta del "Bonus Pastor"


Eterogenea tipologia delle sepolture

Tombe a cappuccina, una tomba “a baldacchino”4 ricavata nel tufo, tombe “a mensa”, formae terragne, cappelle private, arcosoli, ma anche semplici loculi talora disposti in pilae che giungono fino a sei ordini sovrapposti: la maggior parte dei tipi di sepoltura presenti nel bacino del Mediterraneo è rappresentata in questo piccolo nucleo sepolcrale, ai margini della città di Roma. Testimonianza di estrema umiltà, il semplice locus, e ricerca di estrema forma di “individualismo” familiare le cappelle funerarie e gli arcosoli, di cui alcuni dipinti.
In particolare oltre ai consueti soggetti quali Daniele tra i leoni, il Bonus Pastor, il Collegio apostolico e l’Orante, vi è anche una bella scena di Traditio Legis.
Interessanti anche i temi iconografici presenti nel corredo epigrafico, tra cui va segnalata una lastra con la raffigurazione del Crioforo5.

Elemento in pasta vitrea

 Elemento decorativo in pasta vitrea

 
 
 
Attestazioni di cultura materiale

Le epigrafi che abbiamo menzionato - solo alcune delle più significative - ci danno, insieme ad altre attestazioni di cultura materiale, uno spaccato della vita quotidiana della comunità antica oggetto della nostra indagine.

Emergono la fantasia dell’improvvisato scalpellino, come pure, talora, degli stessi committenti, dei quali si coglie, costante, il senso della pietas nell’estremo saluto ai propri congiunti. Ne è testimonianza la raffigurazione di un topolino, graffito vicino ad un grappolo d’uva, a fare compagnia, verosimilmente, ad una creatura prematuramente strappata all’affetto dei suoi cari.
E la decorazione, abbondante, di edere, palmette, punti ed altri elementi decorativi, posti nell’intento di abbellire le pur semplici iscrizioni ed alleviare, per quanto possibile, la mestizia del luogo e della circostanza. O ancora i vasetti e le palline (Borda) ed una variopinta pasta vitrea, lasciati nella calce di chiusura dei loculi.
Dalla stessa catacomba provengono poi anche un vetro dorato e alcune lucerne fittili con simboli cristiani (un agnello, le spighe, il chrismòn) oggi custoditi presso il Museo dell’Abbazia di Grottaferrata, essendo i monaci Basiliani del Monastero Esarchico di Santa Maria i titolari del monumento.
Tra gli intatti loculi, inoltre, anfore e dolia provenienti dal sopratterra, ma anche una fiala di vetro iridescente (e tuttora sfogliantesi per l’ossidazione) allettata nella malta, con il beccuccio rivolto all’esterno, a contenere essenze odorose da spargere nell’aria, per onorare il ricordo del defunto.
E ovunque, in marmo, piccole “mensulae ad parietem appositae”, pronte ad ospitare qualche lucerna con cui contrastare l’oscurità, sinonimo della “mancanza” di vita, quando queste mensole non sono addirittura in bronzo, come ricordate dal De Angelis d’Ossat, ad ornare l’arcosolio detto della Traditio Legis. Molte anche le lapidi di riutilizzo in marmo, usate per chiudere i loculi, alcune delle quali recano ancora le tracce dell'"ordinatio", riproponendo le consuete frasi del formulario pagano rese nei bei tratti dell'epigrafia di età classica. Ed inoltre, una tabula lusoria.
Qua e là, graffito sulla malta di chiusura dei loculi, il nome del defunto con la consueta formula “in pace”, o, dal IV secolo in poi, il monogramma eusebiano, nella raffigurazione tradizionale, come pure nella variante “a stella” (costituita dall’intreccio della I con la X ).
Talora, nell’estrema povertà della committenza, anche un semplice bollo doliare impresso sui lastroni di chiusura dei loculi, veniva interpretato come elemento di decorazione e di riconoscimento del sepolcro stesso. Alcuni di essi, di buona fattura, recano anche raffigurazioni di personaggi mitologici.
Bollo

 
Bolli usati come elemento di riconoscimento dei loculi
 
 
 
Bollo doliario
 
 
 
Epigrafe di Eutichiane
 
 
Particolare del graffito riproducente un topolino intento a mangiare

 


Tomba a baldacchino Tomba a mensa

Tomba a baldacchino

Tomba a mensa

Tomba a "pseudobaldacchino"

 

La comunità dei Decimiensi: aspetti sociologici

Chi scrive è spinto ancor oggi dalla curiosità e dall’attrazione a ricercare, tramite le testimonianze dirette e indirette pervenuteci nel tempo, lontane attestazioni di vita, compito precipuo dell’Archeologia.
Pur nella limitatezza della sua estensione (230 metri circa e quasi mille sepolture) la catacomba ad Decimum ci dice molto della piccola comunità di riferimento che in essa si avvicendò, dal III al V sec. d.C., derivante dalle familiae rusticae delle attigue aziende agricole annesse alle ville patrizie dei dintorni.
Vediamo di ripercorrerne le tracce.
E’ del 1885 il ritrovamento di tre fistulae aquariae nei pressi del Casal Ciampino, in cui comparivano le iscrizioni:

PUB. DECIMIENSIUM
.UB DECIMIENSUIM
…………..ENSIUM


Una "repubblica" dei Decimiensi, quindi, o meglio degli abitanti di ad Decimum.

Nell’ambito di questo centro doveva poi essere inserito un altro piccolo borgo, il vicus Angusculanus, menzionato anch’esso da una iscrizione6 rinvenuta nei pressi della catacomba, nella quale si ricorda un’edicola consacrata agli dei Lari degli imperatori da Lorenzo Attico, che la fece restaurare a spese del pubblico erario.
Ben poco ci resta di questo centro, pertinente all’antico municipio di Tusculum7. Alcune iscrizioni, frammenti di statue, parti di un edificio termale e soprattutto materiale votivo fittile, ci attestano la presenza di un santuario all’interno dell' abitato, con buona probabilità connesso sia alla statio di posta qui situata, che al nucleo insediativo del luogo. Difficile anche risalire all’individuazione degli abitanti dell’antico vicus.
In tal senso forniscono un valido ausilio le fonti epigrafiche rinvenute nell’ambito della catacomba, le quali, tramite l’onomastica, ci trasmettono preziose indicazioni per reperire le origini e le provenienze di quanti giacciono nel cimitero comunitario.
In particolare i nomi grecanici quali Fedimo, Eutichiano, Argiria e la stessa Mousena Irene, come pure i nomi latini, tratti da gentilizi romani, quali Aurelia,Valeriano, Severina, Quintino, Massimina, ci danno il segnale della condizione di liberti, per molti di essi .
Altri, come attesta il Grossi Gondi, ed in particolare Esuperanzio, Viatore, Proficio, apparterrebbero, per il confronto con situazioni analoghe, a uomini liberi, sebbene di umile condizione. Vi sono poi nomi legati alla nuova fede: Paolo, Onesimo, Susanna, Vittoria, Crescentino, ed ancora nomi beneauguranti come Faustus, Felix, Felicissimus, Hilarus, Sperantius. Inoltre attestazioni di nomi connessi alle semplici attività lavorative svolte nella comunità, come un Carbonarius (Carbonanus) la cui traccia è graffita sulla malta di chiusura di un loculo. Siamo quindi in presenza di una comunità che, nel suburbio, recepisce assai presto la fede nel Cristo, proprio in virtù delle modeste origini che dovevano caratterizzare i suoi seguaci, presso cui il concetto di uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio, annunciato dal Cristianesimo, non dovette passare sotto silenzio.
E ancora la tipologia delle tombe, estremamente eterogenea, come si è visto, e talora di derivazioni lontane.
Il cimitero di ad Decimum ci appare quindi come un'importante testimonianza della vita religiosa di una comunità prevalentemente libertina e servile attestata, già dal secolo III d.C., alle porte di Roma.
La estrema povertà dei sepolcri, la deprivazione culturale che emerge dai tanti "errori" grammaticali nelle formule incise sulle lapidi8, testimonianza del "sermo cotidianus", la presenza nel territorio tuscolano delle ville rustiche di molte delle famiglie più in vista della capitale, presso cui doveva essere impiegata mano d’opera servile, l’attestazione della lingua latina e greca, contemporaneamente, e talora in sovrapposizione9, la natura straniera di molti dei nomi riportati, tutto depone per una origine umile e “multietnica” della comunità.
Solo nel corso del IV-V secolo, con la diffusione del cristianesimo anche nei ceti più elevati della società, sarebbero subentrati nella catacomba individui detentori di un maggiore benessere, manifestato dalla più rilevante cura di alcuni sepolcri, in cui pervengono i modelli del cristianesimo trionfante desunti dai grandi catini absidali della capitale, ed anche le suppellettili (pilastrini in marmo, una candelabra vegetale e mensole in bronzo) si fanno più pregiate.

Ancora il messaggio salvifico del cristianesimo iniziale, lasciati i tratti più comuni quali le semplici formule “IN PACE”/ EΝ ΕIPHNH” ed i temi iconografici legati alla fede nella resurrezione (l’Orante, Daniele fra i leoni, il Buon Pastore, il Collegio apostolico), diviene progressivamente più colto e ricercato.

Epigrafe

 

 

Tabula Peutingeriana: copia medievale di una carta originale dell'età romana imperiale appartenente al genere degli itineraria picta.  Si noti l’indicazione del decimo miglio sulla via Latina

Tabula Peutingeriana: copia medievale di una carta originale dell'età romana imperiale appartenente al genere degli itineraria picta. Si noti l’indicazione del decimo miglio sulla via Latina

 

 

L’arcosolio della Traditio Legis

E’ questo il caso rappresentato dalla scena di Traditio Legis, importante attestazione dello sviluppo della comunità dei Decimiensi e “indicatore” della sua religiosità.
L’arcosolio in cui essa è collocata presenta un’elegante protasi composta da due colonnine marmoree e capitelli compositi che reggono un architrave a piattabanda con nicchia emisferica dipinta. L’intero sepolcro è completamente dipinto.
Una fascia semicircolare e due angolari dividono la composizione in quattro parti: una lunetta e tre pannelli. In alto, lateralmente, sono raffigurati anfore e colombe in simmetria. La scena centrale è inquadrata da palmizi dattiliferi. Sulla palma di sinistra è rappresentato un piccolo uccello scuro con nimbo dorato: la fenice, emblema della resurrezione, largamente diffuso in ambito egizio-etiopico.
Al centro è la celebre raffigurazione di Traditio: si intravede, dall’alto, la mano dell’Eterno che incorona il Cristo, nimbato. Questi è nell’atto di consegnare a Pietro la Legge, come indica la scritta sul rotolo DOMINUS LEGE(m) DAT, che egli riceve, portando la croce, simbolo di passione, sulle spalle.
Nel lato opposto Paolo alza la mano destra in segno di stupore, mentre con la sinistra tiene la spada, strumento di martirio, ma anche testimonianza del ruolo pregnante della sua parola, che illuminò la profondità del mistero: il gladium verbi.
Su uno dei lati è rappresentato il defunto Viator, in atteggiamento di orante, tra due personaggi, mentre il lato opposto, molto deteriorato, lascia intravedere una sola figura.
Nel basso, in centro, una scena alludente ad un giardino/paradiso restituisce la vivace immagine di un quadrupede, forse un cavallino, che bruca l’erba. Ai lati una decorazione a finte crustae marmoree.

L'arcosolio della Traditio Legis     

…e la seconda morte

Lasciati gli aspetti iconografici più volte sottolineati, giova qui porre l’accento sul significato intrinseco di queste pitture, che divengono elemento interpretativo della comunità di riferimento.
In esse è ben evidenziato il concetto della “seconda morte”, inteso come morte dello spirito, se privato del nutrimento offerto all’uomo dalla Legge divina.
La malattia, la sofferenza, la morte rappresentano “situazioni limite”: solo la parola di Dio consente all’uomo peccatore di superare il témenos, quel recinto sacro che, giardino aperto prima del peccato originale, dopo la caduta dei Protoparenti diviene protetto e nascosto.
Il mistero dell’esistenza umana si concretizza quindi nel sacro, nella Legge che il Cristo trasmette agli uomini per il tramite di Pietro. E’ in virtù della Legge che “l’uomo nuovo” viene alla luce.
La solennità della scena di Traditio Legis, la nostalgica visione paradisiaca, il defunto Viator che impersona l’uomo redento dalla parola soterica del Christus Dominus, tutto conduce a leggere in chiave escatologica il significato di questo dipinto, che travalica il concetto di semplice professione di fede delle pitture precedenti.
Il linguaggio si fa più rarefatto e complesso.
La resurrezione, rappresentata attraverso la fenice e l’anima in beatitudine dell’orante, ora non appare più “causa”, bensì “effetto” della parola di Dio.
Il limite diviene allora templum.
Attestazione del magistero del Cristo legislatore, quindi, ma anche volontà di sottolineare che la sua missione si protrae nell’operato degli Apostoli, in un continuum tra il presente, il passato ed il futuro, o, per citare le parole di Agostino di Ippona, tra il “proprio”, il “prossimo” ed il “lontano.”


Fra reazione pagana e cristianesimo

Siamo quindi nell'ambito di una comunità che dal III secolo, nelle sue spontanee origini ai dintorni di Roma, dovute anche alla presenza della via Latina - tratto di notevolissima importanza per le comunicazioni fra il Lazio e la Campania – passò a poco a poco a risentire dell’importanza della missione salvifica affidata dal Cristo alla sua Chiesa, in opposizione alla reazione pagana di Giuliano l’Apostata, come attestato tra la fine del IV e gli inizi V secolo d.C.
La collocazione dell’arcosolio della Traditio Legis immediatamente al di sotto della proprietà demaniale della via Latina, testimonia inoltre, nella trasgressione della rigida normativa sulla proprietà statale, un momento di decadenza nel controllo del potere centrale sul suburbio, che visse la sua estrema stagione nel V secolo, fase ultima del cimitero stesso e verosimilmente dell’abitato ad esso contiguo, prima dell’abbandono definitivo delle campagne, divenute ormai insicure.
Nel tranquillo silenzio degli ambulacri, allora, rimase solo la traccia di esperienze ormai irrevocabilmente vissute e la paradossale, escatologica attesa del futuro, riproposta nelle attuali parole incise sull’ epigrafe di ingresso: “expectamus vitam venturi saeculi…”.

Gabriella Cetorelli Schivo

 

 

Bibliografia di riferimento:

G. Tomassetti, La campagna romana, IV, Roma, 1922, pp. 165 ss.
M. Borda, Monumenti paleocristiani del territorio tuscolano, in Miscellanea Belvederi 1955, pp. 209 ss.
P. Testini, Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani di Roma, Bologna, 1966
P. N. Di Grigoli, Guida alle catacombe tuscolane Ad Decimum, Grottaferrata 1975
V. Fiocchi Nicolai, Le catacombe Ad Decimum della Via Latina, Roma 1980
G. Cetorelli Schivo, M. Del Bianco, Ad Decimum sulla Via Latina. Dispense a cura del G.A.L. , Grottaferrata 1984.
AA.VV. La Catacomba Ad Decimum di Grottaferrata, Brochure del Gruppo Archeologico Latino dei Colli Albani “ Bruno Martellotta”, Grottaferrata 2004


Intendo esprimere un sentito ringraziamento al dott. Alessandro Piva, detentore di due “imperdonabili difetti”: l’essere molto giovane e molto bravo... Alla sua “incontenibile” amicizia e al suo entusiasmo devo la realizzazione del presente contributo. 

 

Ad Decimum - catacombe Ad Decimum - catacombe

Ad Decimum - catacombe

Ad Decimum - catacombe
Ad Decimum - catacombe
  Alcuni scorci della catacomba

Note:

1. Su questo passo evangelico è interessante rimandare a S. Agostino: “Nicodemus ex his erat qui crediderunt in nomine Jesu". L'allusione alla fede in Cristo potrebbe sottintendere che Aurelia Prima, in vita, era stata battezzata.

2. Anche in questo caso si può ragionevolmente ipotizzare che la defunta avesse ricevuto il battesimo.

3. Nella formula è presente anche la filiazione, espressa secondo il costume classico dell’epigrafia greca, in cui è omesso il sostantivo  ́ŭıòς, proprio delle iscrizioni cristiane più tarde. Il termine KYΠ (ρίω) trova riscontro in una iscrizione dell’isola di Tenos ove , in CIG XII,5 , viene sciolto nel medesimo modo. Una analoga iscrizione recante lo stesso nome fu rinvenuta in loco nel 1905 e pubblicata dal Lanciani in Bull. Archeol. Comunale, 1905, p.134.

4. Tipologia, questa, riscontrata ancora a Malta ed in Sicilia, inusitata altrove.

5. «Bonus Pastor animam suam ponit pro ovibus» (Io 10, 11).

6. Eccone il testo: Ex autoritate s.p. Tusculani/ M. Laurentius Atticus aed/ Aediculam Larum Augustorum/ Vici Angusculan. Vetustate/Dilapsam pecunia publica a solo/Restituit/ P. Clodi Pauliniani L. Comini Secundi/ Aed. Q.Q./ C. Plotinus Bassus Sabinianus prae.f.

7. Tuscolo e i suoi dintorni, per le note caratteristiche sia di paesaggio che climatiche, furono prediletti da molte delle famiglie romane più facoltose come luoghi di otium: i celebri “tuscolani recessus” (Marziale). Di grandiose ed eleganti residenze estive resta ancora il ricordo nei numerosi manufatti antichi sparsi in tutto il territorio tuscolano. Cicerone riferisce che “ Catoni …certe liquit Tusculi se in otio delectare salubri et propinquo loco”, mentre Seneca ribadisce che “Nemo Tusculanum vel Tiburtinum paraturus salubritatis causa et aestivi recessus, quoto anno empturus sit, disputat”.

8. Ad esempio bixit, per vixit, anis per annis, coiugi per coniugi, cun/con per cum, dulcissime per dulcissimae etc.

9. Per esempio la formula ΓΡΑΝΙC ΕΝ ΠΑCHC

 
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