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II SEMINARIO DI ARCHEOLOGIA VIRTUALE

Considerazioni

 
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Una rilfessione sull'uso delle tecnologie in archeologia
     
 
II Seminario di Archeologia Virtuale
 
Programma degli Interventi
 
5 aprile 2011
 
09:30 - Saluti, introduzione e presentazione dei lavori
10:00 - Laus Pompeia: tra spazio reale e spazio virtuale (Daniele Ferdani - Filippo Olari)
10:30 - Il progetto ARAS (Augmented Representation of Archeological Sites) (Vincenzo Fiasconaro)
11:00 - Metodo micro-fotogrammetrico per la catalogazione di reperti archeologici (Rachele Manganelli Del Fà - Cristiano Riminesi)
11:30 - Coffee break & Posters
11:45 - Dallo scavo all'edificio: esperienze di registrazione tridimensionale a confronto (Andrea Arrighetti - Piero Gilento)
12:15 - 3D laser scanning in archeologia: il caso di studio del Monastero di S. Scolastica a Subiaco (RM) (Agostina Appetecchia - Irmengard Mayer)
12:45 - Dibattito
13:00 - Pausa pranzo
15:00 - Tridimensionalizzazione dei rilievi cartacei e virtualizzazione di un contesto archeologico subacqueo di età fenicio-punica: il caso della laguna di Santa Giusta (OR) (Valerio Pinna)
15:30 - Misurazioni GPS e modelli digitali del terreno applicati allo studio di alcuni centri fortificati d’altura di età preromana (Manuela Manfrè)
16:00 - Microtopografia GIS per contestualizzazione di manufatti litici in preistoria: analisi geostatistiche e simulazioni virtuali degli scenari funzionali delle macro-fratture da impatto delle punte di proiettile in pietra scheggiata (Massimo Massussi - Sonia Tucci)
16:30 - Itinerari storico-archeologici per la conoscenza del Friuli longobardo (Davide Gherdevich - Giulio Montagner)
17:00 - Esperienze di fruizione virtuale del patrimonio archeologico (Luciana Bordoni - Samuele Pierattini)
17:30 - Dibattito conclusivo della giornata
18:00 - Chiusura dei lavori della prima giornata
 
6 aprile 2011
 
09:30 - Saluti, introduzione e presentazione dei lavori
09:35 - La "fertilizzazione" incrociata del virtuale (Davide Borra - MIMOS)
09:45 - Integrazione di metodologie di ricerca e tecnologie multidisciplinari per la ricostruzione di una città antica: il caso di Hierapolis di Frigia (Giuseppe Scardozzi - IBAM-CNR Lecce)
10:15 - Analisi spaziali, GIS e problematiche aperte (Andrea D'Andrea - CISA, Univ. "L'Orientale" di Napoli)
10:45 - Modellazione 3D, visualizzazione scientifica e realtà virtuale (Emanuel Demetrescu - archeologo)
11:15 - Coffee break & Posters
11:30 - Tavola rotonda sull'Archeologia Virtuale / Focus On: il ruolo delle tecnologie nella formazione dell'archeologo
12:30 - Virtual Museums and Augmented Reality (Mattias Wallergård - Lunds Universitet)
13:00 - Pausa pranzo
15:00 - La documentazione fotografica in Archeologia e nei Beni Culturali (Alfredo Corrao - Università di Roma 2 "Tor Vergata") / A seguire: FreeLAB sulla postproduzione di una immagine
15:30 - Archeologia Virtuale: dalla carta allo schermo (Simone Gianolio - Università di Roma "La Sapienza")
16:00 - Rilievi e documentazione 3D con fotogrammetria digitale (Fabio Remondino - FBK Trento)
16:30 - Le nuove tecnologie e la ricerca archeologica: due casi di studio
• La carta archeologica su supporto digitale. I casi di Trieste e Cividale del Friuli (Sara Gonizzi Barsanti, Università di Trieste - Massimo Braini)
• The Uluburun Ship Sailing Quest (Matteo Laudato - archeologo)
17:20 - Dibattito conclusivo della giornata
18:00 - Chiusura dei lavori del seminario
 
Resoconto e Bilancio delle Relazioni seminariali
a cura di Alessandra Pignotti
 

Il 5 e il Aprile 2011 scorsi, presso il Museo Nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo alle Terme di Roma, si è tenuto un seminario di due giorni sul tema - ai giorni nostri più che mai attuale - dell'Archeologia Virtuale.
Non si vuole, in questa sede, trattare delle relazioni dei singoli interventi, ma di quello che queste hanno o non hanno in comune.
Sono intervenuti specialisti di archeologia, di informatica, fotografi e ricercatori del Settore per esporre e evidenziare quale siano gli studi, i progetti e le problematiche legate non solo al campo di ricerca, ma alla sfera della divulgazione e della formazione pertinenti l'argomento. Si è ribadito, a nostro avviso, più volte sull'inadeguatezza della formazione dell'archeologo in Ateneo per l'applicazione di software per il suo campo di indagine e per l'uso delle tecnologie digitali non solo riservato per documentazione e motivi scientifici, ma anche per la comunicazione e la loro divulgazione alla fruizione.
Si spera che si possa modificare questa realtà. In una sfera di ricerca, più che mai orientata alla multidisciplinarità e alla esigenza e alla formazione di equipe interdisciplinare con l'affiancamento di figure professionali di diverso ambito, il campo della digitalizzazione e della musealizzazione virtuale, interattiva e informatizzata risulta essere la dimensione in cui tutto è possibile o tutto è negabile.
La ricerca archeologica basata su studi umanistici che si confronta con la ricerca storica, numismatica, urbanistico- topografica, paleobotanica, archeozoologica, paleoantropologica, paleopatologica, paleoecologica, paletnologica, delle analisi da laboratorio (metodi di datazione, metodi ottici di prospezione ecc) è ulteriormente mutata dell'informatizzazione dei dati, degli studi e della comunicazione delle ricerche.
Dagli interventi si evince la difficoltà di formare archeologi che abbiano le capacità di usare strumenti e metodologie più consoni di campi ingegneristici, architettonici, di laboratorio ed informatici. È una condizione, questa, che ci si auspica possa velocemente cambiare e migliorare.
La metodologia della ricerca archeologia è aggiornata e sarebbe "velocemente" arricchita dai dati e dalle informazioni che sono raccolte da strumenti di indagini topografiche, ingegneristiche, geologiche o geografiche. La digitalizzazione di strumenti di rilievo o di schede di catalogo permette una maggiore conoscenza di dati e sicurezza di conservazione e di documentazione di ricerca.
Il ricorso a software sia commerciali che in Open Source sul web per il fine scientifico e la comunicazione del dato all'utenza non addetta ai lavori è più che mai una soluzione spesso molto esauriente per la comprensione e la trasmissione del Sapere attraverso il linguaggio del presente e del futuro: la cultura informatica.
Accanto al miglioramento delle fasi di indagine sul campo e di documentazione, il computer con i suoi programmi rappresentano anche la piattaforma, il supporto e lo strumento per veicolare queste ricerche al pubblico con uno strumento da sempre molto efficace: l'immagine. Già gli antichi comunicavano con l'arte concetti, idee, potere e tutto ciò che occorreva.
Oggi l'arte è sostituita dal computer e dai suoi software di elaborazione grafica e di ricostruzione iconografica e tridimensionale della realtà archeologica.
La virtualità diviene una dimensione dove il resto archeologico si trasforma anche in oggetto o monumento "reale" di nuovo integro; questo è una soluzione per restaurare ricostruendo totalmente il reperto, senza toccare il materiale antico, mostrandone la sua ipotesi più credibile di originaria integrità. Accanto al restauro virtuale, il 3D è un rendere al pubblico la percezione dell'antico, attraverso un modello che si avvicini a come si presentava. L'uso della tecnologia 3D, prima appannaggio del settore ludico o di architetti e professionisti simili per mostrare progetti da realizzare di recente è stato applicato all'archeologia per creare l'ibrido tra simulazione(3D, animazione ecc) e realtà( sito e le parti conservate del modello renderizzato). I dubbi e le avversioni mosse al 3D riguardo per gli archeologi sulla scientificità del dato del 3D che spesso è un'ipotesi, pertanto se non confermabile da dati scientifici non suffragabile.
Questo è aggiunto all'indubbio problema di formazione per l'uso del programma per realizzarlo e quello economico per tutte le fasi di lavoro. Lo scopo e la destinazione del 3D possono essere diversi come il risultato cioè la qualità e il livello del modello.
È innegabile che il percorso virtuale come l'es.di Palazzo Valentini creato da grafici e dall'equipe scientifica di Piero Angela sono per il pubblico un sistema didattico spettacolare e molto didattico, che non lascia adito a dubbi di interpretazione delle strutture. Questo però è un itinerario museale molto costoso che offre il supporto per la comunicazione e divulgazione dello scavo.
Il rischio e anche il limite delle tecnologie e degli strumenti con applicazioni computerizzate è di rendere l'archeologo schiavo dei propri supporti e strumenti che a mio avviso dovrebbero migliorare ed implementare i lavori e suoi studi, permettendo attraverso il cyberspazio o spazio con realtà aumentata una comunicazione e una fruzione diretta e massificata della materia archeologica.
Il 3D è la rappresentazione del dato, del livello di conoscenza e di preservazione del Bene; il tipo di 3 D è una scelta del'archeologo sulle modalità e sulla destinazione di questa immagine.
Il ricorso a strumenti "digitali" e fotografici di precisione prima del 3 D sono una volontà anche di oggettivazione del dato scientifico raccolto; è per me, anche un tentativo di rendere esatta una scienza che per sua originaria epistemologia non lo è.
La figura dell'archeologo già ibrida di per sè, perchè non storico -artistica, non tecnica, nè storica, nè scientifica, ma attualmente coadiuvato e formato, per alcuni insegnamenti della nuova riforma didattica universitaria, si trova a dover creare nella sua professione ibridi di capacità e competenze. Quelle informatiche purtroppo risultano carenti e emerginate sul piano accademico.
A questi problemi "ontologici" sugli strumenti e sui software si sommano quelli della dinamica di mercato che non rispecchia totalmente la richiesta e l'offerta per l'archeologia virtuale.
L'Archeologia virtuale è a nostro avviso, nell'immaginario scientifico italiano, ancora considerata come l'Archeologia del Mistero (misteriosa) o Fantarcheologia, settore denigrato, seppure suggestivo dell'Archeologia che si occupa con strumenti e parametri diversi dal resto dell'Archeologia di tematiche e problematiche irrisolte dagli archeologi "seri".
È chiaro che non bisogna abusare della tecnologia per non creare modelli di fantarcheologia, aberrazioni con ricostruzioni di edifici o cose che non sarebbero così come per i disegni delle ipotesi degli edifici e dell'ingresso del Foro di Traiano, precedenti le scoperte di strutture che hanno capovolto l'immagine architettonica dello stesso.
Crediamo che il seminario abbia voluto sensibilizzare gli archeologi e i futuri archeologi a tenere in considerazione l'archeologia virtuale come un valido supporto ed un ulteriore metodologia per lo studio delle Antichità, legato al progresso e che possa creare un sorta di mimesi, contatto e percezione dell'Archeologia da parte del pubblico.
Questa strumentazione è un rinnovo della offerta didattica e turistica che, a mio avviso, può dare modo anche oltre che alla maggiore visibiltà e valorizzazione del Bene Archeologico, del suo inserimento nel Quotidiano, con una riattualizzazione del passato che fa parte del nostro presente nonchè futuro; la riforma attuata con la liberalizzazione delle guide turistiche, professionisti laureati in Archeologia e Storia dell'Arte può essere supportata nella sua funzione didattica e gnoseologica per il turista dall'affiancamento di modelli e strumenti che aiutino alla comprensione dei siti.
La nuova metodologia virtuale andrebbe assimilata e sfruttata a fianco di quella tradizione per un perfezionamento della ricerca, della divulgazione culturale - turistica e della disciplina Archeologia. Si tratta di un tentativo di aprire nuove strade per l'archeologia e opportunità con una nuova offerta anche di mercato (promuovere la cultura sostenendo l'impresa anche grazie al virtuale).
Allo stato attuale siamo ancora alla fase preliminare: la presa di coscienza delle potenzialità e i primi progetti pionieri di validità scientifica.
   
II Seminario di Archeologia Virtuale
 
Una rilfessione sull'uso delle tecnologie in archeologia
di Simone Gianolio
 
Il 5-6 aprile 2011 si è svolta presso la Sala Conferenze di Palazzo Massimo alle Terme la 2ª edizione del Seminario di Archeologia Virtuale: la metodologia prima del software. Al termine della due giorni di incontri si impone una riflessione critica su quanto è stato visto e su quanto è stato detto.
La natura del seminario ha determinato delle scelte, non tutto si è potuto dire ma molto è stato detto. Due sono stati i temi di fondo emersi: 20 anni fa a questo mondo ci si avvicinò da autodidatti, 10 anni fa ci si avvicinava da autodidatti, oggi ci si avvicina da autodidatti. Solo poche università, a livello per lo più di laboratorio, offrono fattive possibilità di formazione concreta agli studenti: negli altri casi si offre poco o niente e tutto è lasciato alla buona volontà degli studenti. Il gap che si è accumulato in questo tempo è oramai irrecuperabile, perché oggi, a differenza di allora, i temi da trattare sono infinitamente più vasti e complessi e se non si offre agli studenti una didattica di base, li si abbandona al loro destino con grande detrimento futuro degli studi archeologici.
Secondo tema emerso, a mio avviso, è la profonda riflessione ancora da fare dal punto di vista della corretta metodologia nell’utilizzo delle tecniche e delle tecnologie: vi sono state, sempre a mio modesto parere, delle criticità, alcune rese esplicite altre sottaciute per motivi di tempo disponibile. Spero che tutti colgano l’opportunità di migliorare il proprio bagaglio conoscitivo e sfruttare le problematiche sollevate per migliorare i processi di ricerca che metteranno a punto nei progetti futuri. Non si voleva indicare una strada al di fuori della quale si cade nel burrone, si voleva indicare un impianto di base, un processo cognitivo che fosse sì, questo, basilare ed imprescindibile per cogliere la solida scientificità della ricerca.
Agli studenti, il primo target cui era rivolto questo seminario, spero di aver offerto concretamente almeno 2 cose: la possibilità di confrontarsi con alcuni dei massimi esperti italiani in questo settore e la possibilità di comprendere che il giusto approccio a queste tematiche può avvenire solo su una solida base metodologica. Potrà sembrare scoraggiante, ma è necessario essere esigenti e rompiscatole: la tecnologia deve essere un grande alleato per gli studi archeologici, non il fine o il punto centrale delle ricerche.
Non affidatevi dunque soltanto all’autodidattismo, che può essere utile in molti casi ma non vi consentirà mai alla fine di raggiungere i livelli richiesti: sfruttate questi momenti, fate domande, rompete le scatole alle università affinché vi offrano la possibilità di mettere da parte un bagaglio di base dal quale partire per percorrere la vostra strada. Impariamo inoltre che se un lavoro è fatto male, va rifiutato a costo di ripeterlo dieci volte, e non accettato per compiacere: il Bene Culturale è patrimonio dell’umanità, se ciò che produciamo lo squalifica o lo danneggia (soprattutto nel senso della corretta conoscenza), facciamo un danno all’umanità prima che alla conoscenza scientifica e a noi stessi. Affinché ciò avvenga, sono basilari tre questioni: la pianificazione dell’uso di tecniche e tecnologie si fa a monte, la possibilità di usare determinate tecniche e tecnologie va pianificata a monte, chi utilizzerà (in prima persona o al fianco di un tecnico) le tecniche e le tecnologie scelte deve essere in grado di comprenderne il funzionamento, deve essere in grado di capire se il dato grezzo prodotto è accettabile e conforme alle necessità di uno studio archeologico, ergo deve studiare come quelle tecniche e tecnologie funzionano e deve farlo a monte; solo dopo tutto questo si potrà, eventualmente, procedere ad applicare il tutto alla propria ricerca.
Il rischio è che l’user (il ricercatore), per motivi economici, temporali o quel che si vuole, voglia invadere il campo del provider (il tecnico) senza avere le capacità per farlo, con grande detrimento della ricerca. Può farlo, ma solo se la sua formazione è solida e senza dimenticare che comunque noi siamo archeologi ed archeologi dobbiamo rimanere. Non si può e non si deve improvvisare nulla.
Corre ora l’obbligo di ringraziare la dott.ssa Paris, direttrice del Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo alle Terme per averci accolto con grande disponibilità e cordialità; la dott.ssa Friggeri, direttrice del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, per aver messo a nostra disposizione la Sala Virtuale dove è esposto il progetto della Villa di Livia realizzato dal CNR; il personale tecnico che con grande professionalità ha consentito la perfetta realizzazione logistica ed organizzativa del seminario; il Comitato Scientifico che ha permesso e permetterà che questa due giorni non rimanga una rondine a primavera; tutti coloro che ci hanno seguito con attenzione sia in sala sia attraverso la diretta streaming appositamente creata.
Spero che da qui si parta, che il materiale che presto metteremo gratuitamente a disposizione (gli atti, la registrazione video, etc.) costituisca un momento di riflessione nell’approccio a questa che sta sempre più diventando una branca importante degli studi in campo archeologico. 
 
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