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VIA DELLE COLONNETTE:
STUDIO CANOVA
La collezione archeologica dello studio di Antonio Canova
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Fotografie: © Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Post Produzione immagini: Alfredo Corrao
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Pubblicato il: 8 Febbraio 2010
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Il progetto di catalogazione scientifica del patrimonio archeologico collezionistico di Roma.
La schedatura dei beni mobili di proprietà privata è iniziata in maniera sistematica dagli anni 1970.
Sono stati censiti circa 6000 reperti e 150 collezioni o raccolte. Recentemente si è constatato un degrado del centro storico, che rischia di stravolgere l’immagine storica della città e talvolta il passaggio di proprietà da antiche famiglie nobiliari a società che possono avere anche sede e capitali all’estero. I cortili e gli ambienti di alcuni palazzi sono utilizzati per attività commerciali; i preziosi reperti sono sempre più esposti al rischio di furto o danneggiamento. I fatti di cronaca registrati dai giornali, ad esempio il danneggiamento della “Barcaccia”, in piazza di Spagna, il 16 maggio 2007, documenta drammaticamente questa situazione di emergenza.
Pertanto si rende necessaria una più incisiva azione di tutela, che prevede i seguenti punti.
1 - L’aggiornamento scientifico e bibliografico delle schede già esistenti.
2 - Il collegamento con le schede introduttive del palazzo e della collezione cui si riferiscono.
3 - Un aggiornamento e completamento della documentazione fotografica ed inoltre la ricerca e il reperimento di fotografie di archivio dei reperti singoli e del complesso, presso le fototeche dell’Istituto Centrale del Catalogo, dell’Istituto Archeologico Germanico, della Biblioteca Hertziana, della fototeca Unione dell’Accademia Americana etc.
4 - La collocazione delle collezioni all’interno di piante storiche e attuali (vettoriali) e di fotografie aeree.
Per iniziare si è scelto Il Rione Campo Marzio (circa 800 reperti) finora il meglio documentato presso la Soprintendenza Archeologica di Roma e molto significativo per la presenza di collezioni storiche importanti e per l’esistenza di reperti preziosi esposti sulla strada, come i marmi dello Studio Canova oppure il sarcofago di via Bocca di Leone, riutilizzato come vasca di fontana ed ora pesantemente deturpato.
Peraltro, nell’ambito del Campo Marzio sono stati eseguiti i lavori di restauro dello Studio Canova, di proprietà privata, situato in un punto nevralgico del centro, di fronte all’ospedale S. Giacomo. La disposizione dei frammenti antichi sui muri esterni dello studio, collocati secondo un disegno geometrico e decorativo, sembra sia dovuta allo stesso Antonio Canova.
Il lavoro sul Rione Campo Marzio programmato ed in fase di realizzazione, dovrebbe concludersi con la pubblicazione del repertorio di tutte le opere, completo di documentazione fotografica, analogamente all’aggiornamento al CIL VI con le cosiddette Imagines.
L’edizione della ricerca dovrebbe servire principalmente a documentare e fissare l’immagine storica del centro della città di Roma, quindi non solo dei singoli oggetti, ma delle collezioni o raccolte nel loro insieme e del palazzo o del monumento che le custodisce ed infine del rione come contesto di appartenenza più generale.
La pubblicazione online di questo articolo vuole porre visibilità sul lavoro, spesso misconosciuto, che la Soprintendenza Archeologica di Roma mette in essere giornalmente in difesa del patrimonio archeologico della città al fine di tutelarlo e renderlo disponibile all'intera collettività.
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La collezione archeologica dello studio di Antonio Canova
I marmi murati alle pareti dello studio di Antonio Canova, situato in via di San Giacomo, ora via A. Canova, sono costituiti prevalentemente da frammenti relativi a sarcofagi, a partiti architettonici e da qualche scultura a tutto tondo, di età imperiale romana, datati dal I al IV secolo d.C. Si fa eccezione per la stele attica del IV secolo a.C. (v. scheda n. 34).
Purtroppo non si hanno notizie documentarie in proposito, che aiutino a ricostruire la formazione della raccolta, ma vi si riflette un gusto antiquario volto all’episodico, al minuto, al decorativo, piuttosto che al grandioso e al monumentale. In altre parole, lo stile aulico, classico, che ispira il grande maestro nelle sue creazioni, in questo caso non si riscontra assolutamente. Qui si parla un linguaggio più modesto, pacato, familiare, quotidiano, che svela l’interesse per l’inedito, il bozzettistico, che l’artista ebbe modo di coltivare e appagare durante il suo mandato di Ispettore Generale alle Antichità, a partire dal 1802, sotto il pontificato di Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823).
Presumibilmente, grazie a tale carica, sarà stato possibile al Canova soddisfare la sua curiosità disponendo di alcuni pezzi minori di scavo. Altri possono essere giunti in dono allo scultore chiamato spesso a stimare sculture antiche o a provvedere ad un loro più adeguato allestimento.
Lo spazioso e luminoso locale di fronte all’Ospedale San Giacomo divenne l’atelier di Canova nel 1803, con un successivo ampliamento nel 1806. Precedentemente, dall’anno del suo arrivo a Roma nel 1779, egli aveva operato presso Palazzo di Venezia, allora residenza degli ambasciatori della Serenissima Repubblica di Venezia. In seguito, durante il periodo napoleonico, Canova vi istituì l’Accademia di Belle Arti (1810).
Si presume che l’artista stesso abbia scelto la collocazione dei reperti marmorei sull’edificio, che pertanto rispecchia ancora, in linea di massima, la disposizione originale, fatta eccezione per la parte superiore sopraelevata in epoca successiva alla morte del Maestro, nel 1822.
Lo studio era fervente di attività, poiché le opere dell’artista, di fama internazionale, erano grandemente richieste. Egli vi operava, a quanto sembra, con un numero elevato di collaboratori e in dimesso abito di “operaio”, come riferisce una cronaca dell’epoca, mentre nella sua abitazione, sita nelle vicinanze e fornita di carrozze e cavalli, vestiva in maniera assai raffinata ed elegante.
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Ciò indica che lo studio era sentito come una vera e propria officina e pertanto necessitava di una chiara, significativa “insegna” di bottega. Ed infatti un precedente a questa sistemazione si può rintracciare più verosimilmente nelle raccolte di marmi antichi presenti nelle pareti esterne di officine di scultori e restauratori di antichità della seconda metà del Settecento, piuttosto che nei più prestigiosi e grandiosi prospetti monumentali di dimore patrizie, quali Villa Medici, il Casino del Bel Respiro di Villa Doria Pamphili, il Casino dell’Aurora Rospigliosi, sistemati nel corso del XVII secolo.
Il Canova non aveva ovviamente bisogno di tale mezzo di propaganda per accrescere la sua fama, ma non disdegnava di segnalare la presenza del suo laboratorio, comunque luogo di lavoro manuale e artigianale di altissimo livello.
La sistemazione, che appare ancora documentata in una stampa del 1836, si basa su pezzi disposti simmetricamente ad altezza costante, a formare gruppi chiusi e organizzati in verticale, su via delle Colonnette.
Meno regolare e sistematica è invece la sistemazione dei reperti inseriti sulla parete di fronte all’Ospedale San Giacomo, trasformata nel corso del tempo. I frammenti erano collocati sempre secondo i criteri adottati sulla parete adiacente, ma per la presenza di due portali di accesso e di due finestre ad essi soprastanti erano raggruppati ai lati di questi. Chiuse le finestre e successivamente un portone, vennero sistemate alcune sculture ed il busto bronzeo del Canova, con la lapide.
L’esame di alcuni gruppi di frammenti rivela un gusto estetico finalizzato allo studio della simmetria e la ricerca di precise corrispondenze sia nella proporzione dei pezzi che nei soggetti. Infatti sono evidenti gli accostamenti tra i temi marini o tra quelli pastorali, in particolare nelle due partiture ai lati del busto del Maestro, su via Canova.
I frammenti architettonici murati in alto, in corrispondenza del piano sopraelevato, sono assegnabili ad un momento successivo, non pertinente né alla disposizione, né alla raccolta dell’artista.
Come si è detto sopra, non si sono recuperate notizie sulla provenienza dei pezzi, tuttavia alcuni di essi erano noti da disegni antichi, risalenti ad un periodo compreso fra il 1500 e il 1700.
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Per alcuni più prestigiosi si ipotizza la provenienza da particolari siti monumentali, tra cui il n. 30, derivante dallo scavo dell’architetto Camporesi, intorno al 1804, nel Campo Vaccino, nell’area compresa tra il tempio di Antonino e Faustina e l’arco di Settimio Severo; il n. 58, pertinente al fregio della Tomba dei Servilii sulla via Appia, e il n. 64, stilisticamente affine alle transenne dei vomitoria dell’Anfiteatro Flavio, presumibilmente proveniente dai lavori di restauro effettuati nel 1804 al Colosseo da Camporesi coadiuvato dal Valadier.
I reperti vengono citati ed enumerati per la prima volta nel repertorio redatto verso la fine del XIX secolo da F. Matz e F. von Duhn (in bibl.). Dopo diversi passaggi di proprietà, l’edificio, vincolato per il suo interesse monumentale e storico artistico nel 1953, presenta ancora adesso la sua pregevole collezione di marmi, notificata per il suo eccezionale valore archeologico e storico-artistico con D.M. 29/1/1997.
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Purtroppo, nel periodo compreso fra il 1980 e il 1996, la raccolta è stata oggetto di numerosi furti o di tentativi di asportazione. Nel 1997, dopo il provvedimento specifico di tutela archeologica, promosso dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, in seguito ad un accordo tra la suddetta soprintendenza di Stato e il Comune di Roma è stata installata, a spese del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, una telecamera, che vigila costantemente sul monumento, grazie al collegamento diretto con l’Ufficio Tecnico del XII Dipartimento V U. O., Servizio Impianti Speciali del Comune di Roma. Dopo l’installazione del dispositivo si è potuto constatare che non si sono verificati più furti o danneggiamenti.
Tuttavia lo stato di conservazione dell’edificio e soprattutto dei reperti marmorei non si poteva ritenere soddisfacente; purtroppo anche a causa del forte inquinamento i rilievi si erano scuriti e non se ne apprezzava più la forma e la decorazione.
Recentemente, grazie al restauro eseguito nel 2007 a carico dei proprietari, in seguito all’autorizzazione concessa dalla Soprintendenza Archeologica di Roma e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, incaricate di seguire e sorvegliare i lavori diretti dall’arch. Laura Donadono, lo Studio Canova si offre di nuovo all’ammirazione del pubblico, con i suoi marmi, che hanno ripreso l’originario colore e mostrano la qualità delle diverse, particolari lavorazioni.
Sulle pareti dell’edificio sono rimaste, per proposta di chi scrive, in accordo con gli architetti Laura Donadono e Alessandro Ippoliti, alcune zone di una sfumatura di colore leggermente più chiaro, dalla superficie appena più ruvida, per rammentare l’asportazione e la mancanza dei reperti trafugati e quindi la ferita inferta al patrimonio archeologico e storico-artistico della città di Roma. In altri punti sono stati ricollocati alcuni reperti recuperati grazie all’azione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e della Guardia di Finanza Ufficio Tutela Patrimonio Artistico e Archeologico.
Daniela Candilio
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Bibliografia:
Matz-Duhn, III, 1882, p. 302 (indice);
Micheli 1985, pp. 205-275; Barberini et alii 2006, in part. pp. 5 e 16;
Candilio 2007, pp. 57-66;
Donadono 2007, passim; Barberini 2008, in part. p. 44.
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o Frammento di sarcofago con Muse (v. scheda n. 75)
o Frammento di sarcofago con mito di Meleagro (v. scheda n. 76)
o Frammento di sarcofago dionisiaco (v. scheda n. 78)
o Due frammenti di sarcofago con mito di Apollo (v. scheda n. 79)
o Frammento di coperchio con mito di Meleagro (v. scheda n. 80)
o Torso maschile (v. scheda n. 83)
o Frammento di sarcofago con mito di Ippolito (v. scheda n. 84)
o Due frammenti di sarcofago con scena di caccia (v. scheda n. 88A)
o Testa maschile barbata(v. scheda n. 89)
o Ritratto di dinasta tolemaico (v. scheda n. 92)
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ELENCO TIPOLOGICO DEI REPERTI
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Scarica il PDF dell'elenco tipologico dei reperti |
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Statue ideali (2)
- Frammento di panneggio (v. scheda n. 41)
- Frammento di statua (v. scheda n. 62)
Statue iconiche e ritratti (4)
- Statua acefala di togato (v. scheda n. 13)
- Statua frammentaria di togato (v. scheda n. 59)
- Testa maschile barbata(v. scheda n. 89)
- Ritratto di dinasta tolemaico (v. scheda n. 92)
Rilievi (12)
- Frammento di rilievo con foglie d’alloro (v. scheda n. 10)
- Framento con testa maschile di profilo (v. scheda n. 15)
- Frammento con testa femminile (v. scheda n. 16)
- Frammento con personaggio femminile e struttura architettonica (v. scheda n. 17)
- Frammento con putto e girale di acanto (v. scheda n. 19)
- Frammento di rilievo con tralcio di acanto e aquila (v. scheda n. 30)
- Maschera (v. scheda n. 47)
- Frammento di rilievo con Amazzone (v. scheda n. 50)
- Rilievo con foglie di alloro (v. scheda n. 55)
- Torso virile acefalo (v. scheda n. 74)
- Torso maschile (v. scheda n. 83)
- Frammento di rilievo con testa-ritratto femminile (v. scheda n. 86)
Stele (2)
Attiche
- Frammento di stele attica (v. scheda n. 34)
Centinate con acroteri
- Frammento di stele di eques singularis(v. scheda n. 53)
Altari funerari (1)
- Frammento di altare funerario (v. scheda n. 69)
Urne (1)
Urne a cassetta
- Cinerario di Ti. Cl. Philino (v. scheda n. 63)
Sarcofagi urbani (49)
Vita Humana
- Frammento di coperchio di sarcofago con fanciulli che giocano(v. scheda n. 35)
- Frammento di sarcofago con cespo di acanto e busto(v. scheda n. 54)
Vita Humana - Caccia
- Frammento con personaggio maschile (v. scheda n. 31)
- Frammento di sarcofago con cavallo (v. scheda n. 65)
- Due frammenti di sarcofago con scena di caccia (v. scheda n. 88)
Vita Romana
- Frammento di sarcofago con processus consularis(v. scheda n. 40)
Scene mitologiche
- Frammento con personaggio maschile(v. scheda n. 28)
- Frammento con gorgoneion(v. scheda n. 39)
Apollo
- Due frammenti di sarcofago con mito di Apollo(v. scheda n. 79)
Endimione:
- Frammento con pastore(v. scheda n. 29)
Ippolito
- Frammento di sarcofago con mito di Ippolito (v. scheda n. 84)
Meleagro
- Frammento di sarcofago con mito di Meleagro(v. scheda n. 76)
- Frammento di coperchio con mito di Meleagro(v. scheda n. 80)
Proserpina
- Frammento di sarcofago con mito di Proserpina (v. scheda n. 77)
Temi dionisiaci
- Frammento con torso maschile(v. scheda n. 26)
- Frammento con personaggio seduto(v. scheda n. 27)
- Frammento con satiro(v. scheda n. 37)
- Frammento di coperchio di sarcofago con thiasos dionisiaco (v. scheda n. 57)
- Frammento di sarcofago dionisiaco(v. scheda n. 78)
Temi marini
- Frammento con maschera di Oceano (v. scheda n. 2)
- Frammento con busto maschile(v. scheda n. 5)
- Frammento di coperchio di sarcofago con eroti e capro marino(v. scheda n. 9)
- Frammento di coperchio di sarcofago con Tritone e Nereide(v. scheda n. 11)
- Frammento di coperchio di sarcofago con erote e capri marini(v. scheda n. 12)
- Frammento di coperchio di sarcofago con maschera di Oceano (v. scheda n. 51)
- Frammento di sarcofago con testa di Nereide(v. scheda n. 52)
Eroti
- Frammento di sarcofago con lupa e gemelli(v. scheda n. 8)
- Frammento di fronte di coperchio di sarcof | |