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CARAVAGGIO A ROMA
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ESCLUSIVO PER IMAGO ROMAE
Gabriella Cetorelli Schivo incontra il Prof. Claudio Strinati, curatore della Mostra
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Pubblicato il 21 Marzo 2010
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D. Professor Strinati, se avesse l’opportunità di incontrare oggi Michelangelo Merisi da Caravaggio, cosa gli chiederebbe?
R. La ringrazio per questa domanda.
Innanzitutto gli chiederei dei suoi viaggi.
Infatti non si capisce bene cosa abbia fatto il Caravaggio non tanto nell’età matura, ma prima. Studiando la sua vita, la vita di un grande genio, c’è un punto che a mio avviso “non funziona”. Si sa che il Caravaggio è nato a Milano, che ha frequentato il maestro Simone Peterzano, docente molto valido, che ha compiuto studi regolari, e che poi è arrivato a Roma, patria delle arti.
A Roma è giunto , secondo i documenti che abbiamo, tra il 1592 e il 1593, intorno ai 21, 22 anni. Mi ha colpito che non esiste alcuna opera sicuramente attribuibile a Caravaggio prima del 1597 quando aveva all’incirca 26 anni. Solo in quell’anno abbiamo la prima menzione delle sua produzione artistica.
Come mai, stando ai documenti che abbiamo, non vi sono attestazioni certe del Caravaggio prima di quella data?
E’ una domanda che oltre a me si sono fatti molti studiosi del Caravaggio.
Suppongo che la verità sia che lui, in giovinezza, abbia viaggiato parecchio, anche fuori dall’ Italia.
Il suo stile dimostra una accurata conoscenza dell’arte fiamminga. Mi parrebbe logico che un giovane così ingegnoso abbia viaggiato.
Peraltro il Caravaggio era di buona famiglia.
Si sa che ha vissuto anche una vita di stenti , ma la famiglia godeva di un buon tenore sociale . Il padre, Fermo Merisi, era un “collaboratore”, nel senso elevato termine, del Marchese di Caravaggio. Anche la madre del pittore proveniva da una buona famiglia, gli Aratori.
Nulla esclude quindi che il giovane Michelangelo Merisi abbia avuto delle occasioni.
Sappiamo inoltre che Caravaggio, quando giunse a Roma, si valse della protezione di molte personalità, una fra tutte il Cardinal Del Monte, personaggio di grande rilievo e di notevole influenza nella Roma di fine ‘500. Caravaggio è stato addirittura ospite nella casa di quest’uomo ricchissimo e potente, e certo non era da tutti essere ospitati in un simile contesto.
Questo mi rafforza nel pensiero che il Caravaggio abbia avuto esperienze giovanili di spicco, sia in Italia che fuori d’ Italia, che poi hanno contribuito alla formazione del suo genio…
Ecco allora, se lo potessi incontrare oggi gli chiederei: “Maestro, prima di essere quel grande pittore che noi veneriamo, prima dei suoi venticinque anni, cosa ha fatto ?”.
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Poi mi piacerebbe chiedergli una cosa maliziosa, sulle sue esperienze nel campo dell’amore e del sesso.
Oggi molti studiosi pensano che abbia avuto tendenze omosessuali per i suoi quadri giovanili, che rappresentano immagini di giovinetti un po’ ambigui. Ma ci sono anche documenti molto chiari che attestano come lui abbia avuto rapporti turbolenti con varie donne.
Allora vorrei sapere da lui: qual è la verità?
Mi piacerebbe anche sapere se amava leggere, quali erano le sue letture.
Poi se ha scritto qualcosa, qualche appunto, qualche pensiero, perché non ci è giunto nulla…
E ancora, gli chiederei se conosceva la musica.
Infatti nei sui quadri ci sono delle rappresentazioni di musica, con partiture, spartiti molto accurati e precisi. Mi sarebbe piaciuto chiedergli se sapeva cantare o suonare, ed anzi, in particolare, se sapesse suonare il liuto. Se gli piaceva la musica… un argomento che potrei condividere con lui.
Ancora, mi sarebbe piaciuto poter avere l’occasione di cenare con lui.
Sono curioso di sapere se gli piacesse mangiare bene o meno. Lo dico per un motivo ben preciso, perché sono convinto, dai suoi quadri, che dovesse essere molto sensibile agli animali.
Nelle opere di Caravaggio, infatti, tutti gli animali rappresentati,oltre ad essere molto belli, tradiscono un intimo affetto del pittore. Ho l’impressione netta che amasse molto gli animali e questo mi fa pensare che avesse dei gusti specifici nel mangiare, che fosse vegetariano.
Inoltre considero che il Caravaggio si sentisse “allievo ideale di Leonardo da Vinci” , specie nel periodo milanese, quando il suo maestro gli avrà sicuramente indicato come modello l’ “Ultima Cena” . Sappiamo che Leonardo era vegetariano … Mi piacerebbe sapere se non imitasse un pò Leonardo da Vinci nei suoi atteggiamenti…
….e poi gli chiederei ancora innumerevoli altre cose…
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D. Alla luce di quanto emerge da queste impressioni, qual è, a suo avviso, l’opera più rappresentativa dell’uomo Caravaggio, quale l’essenza di un pittore la cui arte è stata descritta dalla critica come “terribilmente naturale”?
R. Riprenderei il discorso dei suoi quadri in cui ci sono gli animali, perché nel mondo degli animali non esiste la crudeltà.
Mentre l’uomo uccide per cattiveria , e poi si giustifica dicendo che lo fa per il diritto, per la libertà, per la democrazia, per salvare degli innocenti… chiunque di noi sa benissimo che l’uomo uccide perché gli piace uccidere.
In particolare, a mio avviso, l’uomo Caravaggio si vede in una delle prime opere, se è esatta la cronologia diffusa, che è il cd.“Riposo nella fuga in Egitto”dei Principi Doria Pamphilij. Secondo me in questo quadro c’è il vero aspetto dell’uomo, cioè la sua bontà.
Contrariamente a quanto si pensa, infatti, credo che Caravaggio fosse un uomo buonissimo. Lo dico per come rappresenta la Madonna e il Bambino.
E poi per come rappresenta l’asino che li ha portati nella fuga in Egitto, con questo grande muso vicino al volto di San Giuseppe: si vede chiaramente che lui vuole suggerire l’avvicinamento di questi due personaggi. Vede, San Giuseppe con la sua quieta bontà, è il padre putativo che sopporta tutta la vicenda. Eppure è lì, tranquillo. Si gratta un po’ i piedi, è stanco.
E accanto a lui c’è l’asino.
Caravaggio vuole indicare la grande saggezza di questo animale, che è buono e sopporta tutto, come San Giuseppe.
L’asino è paziente e profondamente umano nel modo di comportarsi, è un animale resistente. Resistente al destino.
E accanto c’è la mamma col bambino. Questa immagine mi commuove sempre: l’immagine del bambino che dorme abbracciato alla mamma. E’ il bambino che mette tutta la fiducia nella madre. Immagine di quella pace, di quella serenità che poi, nel corso della vita, non si recupererà mai più.
E’ un momento di quiete assoluta, perché lui sta con la mamma.. e la mamma dorme su di lui, ed è consueto anche quello, perché lo ha allattato, è stanca e si addormenta.
Ha il capo reclinato, e dorme sul bambino, che dorme abbracciato a lei…dormono tutti e due. E’ talmente commovente… solo una persona intimamente buona può realizzare un’opera simile.
Penso che Caravaggio fosse il tipico uomo profondamente buono, costantemente deluso dalla società e dai suoi simili, e per questo si trova a litigare con tutti e diventa violento.
Viene scambiato per un bruto, ma sono certo che questo accadesse perché lui aveva difficoltà di rapporti. Questo capita spesso con gli artisti.
L’artista tanto più è profondo, tanto più si trova male nel contesto umano. Risultata antipatico: spesso non parla, o parla poco, o è un po’ burbero…secondo me lui era così.
Poi però, quando crea l’opera, l’artista tira fuori tutto quello che ha dentro di sé e parla a tutti, parla così: non con le parole, ma con l’opera.
Per tornare a Caravaggio quel quadro è talmente commovente che può essere stato realizzato solo da un uomo sensibilissimo e buonissimo che ha messo tutto se stesso nell’opera.
Quando tu artista metti tutto te stesso nell’opera d’arte, poi nella vita quotidiana sei carente. Questo, per me, è l’uomo Caravaggio.
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D. Professore, quale ritiene sia la formula per una mostra- evento di successo, come quella da lei ideata per celebrare il IV centenario dalla morte del grande artista lombardo, ora in corso alle Scuderie del Quirinale?
R. Intanto scegliere un artista famoso.
Caravaggio è famosissimo, così si è sicuri che tutti vengano a vedere la mostra!
Ovviamente comunicarla bene, cercare di creare bene l’evento, e tutto sommato cercare di essere onesti e dare un prodotto valido.
Ho tenuto molto che ci fossero poche opere, ma buone.
Ho voluto dare al nostro pubblico quello che il Caravaggio stesso avrebbe voluto. Il Caravaggio è un artista molto essenziale dell’opera sua.
Se avessi potuto chiedere a lui che mostra avrebbe voluto fare, credo che avrebbe risposto: “Poche opere, quelle importantissime. Una selezione degli argomenti principali, le opere riuscite meglio, e basta.”
E così abbiamo fatto, cercando di dare un’idea di essenza, cercando di comunicarla.
Non nego che con Caravaggio è stata un’operazione non troppo difficile. La stessa idea se già l’avessimo applicata con il suo maestro, Simone Peterzano, non avrebbe, credo, avuto tanto successo di pubblico.
D. Si sa che per questo evento si è fatto ricorso alle fonti letterarie e ad un’immensa mole di materiale documentario…
R. Sì, però la verità è che non esiste una vera formula del successo.
Forse nel caso di Caravaggio è stata presentare l’artista nel modo più semplice possibile, e così ha funzionato.
Ritengo sia nell’essenzialità la spiegazione al buon impatto di pubblico.
Inoltre abbiamo voluto far sì che chi vede la mostra possa giudicare con la propria testa: questo per me è un dato importante. Non abbiamo preteso di insegnare troppo agli altri. Abbiamo voluto dare un’idea fondamentale dell’artista, di modo tale che ognuno possa trarne gli insegnamenti che ritiene più opportuni. Poche spiegazioni, qualche pannello che dà quelle informazioni che possono risultare utili, e basta. Questa è la formula che abbiamo pensato di adottare.
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![Caravaggio -
Conversione di San Paolo [part] Caravaggio - Conversione di San Paolo [part]](/public/ftp/fotoDiServizio/images/conversioneSanPaolo[part].jpg) |
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D. Professor Strinati, c’è un artista, in fondo ai suoi pensieri, che dopo la felice esperienza di Caravaggio le piacerebbe far conoscere agli Italiani, anche un artista poco noto…
R. Ce n’è più di uno.
Intanto qualcuno dei seguaci del Caravaggio, e anche degli avversari.
Infatti succede una cosa strana: proprio perchè Caravaggio è famosissimo risultano un po’ in ombra gli artisti vicini a lui, anche grandi artisti che lo hanno seguito, come pure quelli che lo hanno osteggiato. Alcuni di questi artisti li amo molto, anche se sono praticamente sconosciuti al grande pubblico.
Uno è stato forse il suo più grande allievo, l’altro il suo più grande nemico. Si chiamano rispettivamente Bartolomeo Manfredi e Giovanni Baglione. Questi sono due bravissimi pittori, con personalità molto spiccate. Sono state fatte delle mostre su questi artisti, che non hanno avuto grande fama. Anche Federico Zuccari è stato un grande pittore e sarebbe da valorizzare.
Poi lo stesso Raffaello, che forse è il principe degli artisti del ‘500. Oggi è un po’ dimenticato e mi piacerebbe “riscoprirlo” con una operazione analoga a quella di Caravaggio.
Ultimamente mi sono molto occupato di Raffaello e ho notato che è meno conosciuto e meno amato di quanto non dovrebbe essere.
A volte quello che è noto, proprio per questo, non è conosciuto.
Gabriella Cetorelli Schivo
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