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di Gabriella Cetorelli Schivo
“Megaera quaedam mortalis,
inflammatrix saevientis adsidua
humani cruoris avida
nihil mitius quam maritus”
(Ammianus Marcellinus XIV, 1)
“Constantina Deum venerans
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Christoque dicata,
Omnibus impensis devota mente paratis,
Numine divino multum Christoque iuvante,
Sacravi templum victricis virginis Agnes”
( Iscrizione attribuita a Papa Damaso- IV sec.d.C.)
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Sarcofago porfiretico di Costantina- IV sec. d.C.- Città del Vaticano- Museo Pio Clementino
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Uno dei problemi di maggiore interesse relativi alla dinastia dell’imperatore Flavio Valerio Costantino si incentra sulla figura di Constantina o Constantia, personaggio dai contorni incerti, intorno al quale il contrasto esistente tra le fonti storiche ha generato, fra coloro che si sono avvicendati nello studio della sua biografia, non poche controversie.
Infatti, mentre alcuni studiosi [1] hanno visto in lei la figlia di Costantino andata in moglie a Cesare Gallo, altri [2] l’hanno considerata una felix virgo, figlia del medesimo imperatore ma diversa dalla suddetta, ed altri ancora [3] parlano di una Constantina ignota.
Una fonte di primaria importanza, atta a far luce su tale questione, è l’iscrizione metrica che si leggeva nell’abside della basilica di santa Agnese sulla Nomentana prima della sua riedificazione ad opera di Papa Simmaco [4] nel VI secolo.
Secondo questo carme acrostico si attribuisce la costruzione della chiesa ad una Constantina che, fattala innalzare a sue spese, viene definita con il solo appellativo di Christo dicata:
Constantina Deum venerans Christoque dicata,
Omnibus impensis devota mente paratis,
Numine divino multum Christoque iuvante,
Sacravi templum victricis virginis Agnes,
Templorum quod vincit opus terrenaque cuncta,
Aurea quae rutilant summi fastigia tecti;
Nomen enim Christi celebratur sedibus istis,
Tartaream solus potuit qui vincere mortem
Invectus coelo solusque inferre trimphum,
Nomen Adae referens et corpus et omnia membra
A mortis tenebris et caeca nocte levata.
Dignum igitur munus, martyr devotaque Christo,
Ex opibus nostris per saecula longa tenebis,
O felix virgo, memorandi nominis Agnes [5]. |
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Mausoleo di Santa Costanza - Roma |
Altra fonte notevole è quella costituita dagli Atti di S. Agnese [6].
In base a questa leggenda si narra che la vergine Costanza, figlia dell’imperatore Costantino, essendo stata miracolosamente guarita da Agnese si rivolse al padre ed ai fratelli affinché facessero erigere un edificio basilicale alla santa, e lì vicino volle far innalzare il proprio mausoleo.
E’ detto inoltre che Costantina volle consacrarsi a Dio ad imitazione della sua benefattrice, e che in tal modo “trasse al proprio esempio molte giovani di varie condizioni sociali”. Anche nel Liber Pontificalis [7] si afferma che la basilica di S. Agnese fu fatta erigere da Costantino ex rogatu filiae suae. E’ evidente che la fonte più autorevole è senza dubbio l’acrostico sopra riportato poiché, pur nell’ escludere che fosse composto dalla stessa Costantina [8],è certamente il documento più antico che abbiamo riguardo a questo monumento.
Del resto non vi possono essere dubbi sul fatto che l’iscrizione metrica stesse nella suddetta basilica, dal momento che il Baronio [9] ci assicura che ai suoi tempi esisteva ancora un frammento di tale iscrizione all’ingresso della chiesa attuale , né è pensabile che, prima del VI secolo, quando fu vista e copiata dall’abside, esistesse a Roma un’altra basilica eretta in onore di S. Agnese, ad eccezione di quella sulla Nomentana.
Questa constatazione rende evidente come non si possa dar credito, su questo punto, al Liber Pontificalis e ad altri racconti che, oltre ad essere leggendari, furono scritti un secolo o un secolo e mezzo e più dopo l’iscrizione dell’abside, e che trassero in inganno molti fra i più eminenti studiosi [10] sull’identificazione della figura storica di Costantina. In tal senso si può quindi escludere l’esistenza di una altra figlia di Costantino, di nome
Costanza, vergine consacrata a Dio, come fondatrice della chiesa di S. Agnese e del mausoleo ad essa contiguo [11]. Questa, infatti, lungi dall’essere menzionata dalle fonti storiche, compare solo in questi racconti tardi.
Risulta inoltre arbitraria anche l’ipotesi che la Costanza menzionata dal Liber Pontificalis, non fosse una figlia di Costantino, ma una sua nipote nata dal primo matrimonio tra Costantina ed Annibaliano [12], né è pensabile che fosse la figlia di Costantina e di Cesare Gallo. Infatti, essendosi Costantina unita in matrimonio con Gallo nel 351 [13], la figlia che si sa essere realmente nata dalla loro unione [14] avrebbe contato al massimo sei o sette anni qualora fosse stata lei ad ospitare Papa Liberio quando si rifugiò, nel 358, in cymiterio Sanctae Agnae, come afferma il Liber Pontificais [15].
Così anche l’intento di fare entrare nella costruzione di S. Agnese, Costanza, sorella di Costantino, si dimostra inaccettabile, poiché si sarebbe costretti a collocare l’origine della basilica di S. Agnese in un periodo compreso tra il 326 ed il 329, cosa del tutto priva di fondamento.
In tal senso risulta quindi evidente l’identità della Costantina destinataria del mausoleo sulla Nomentana con la Costantina riportata dalle fonti storiche elevata dal padre al rangodi Augusta. Secondo tali fonti [16] sarebbe nata intorno al 318-321 dal matrimonio di Costantino con Flavia Maxima Fausta. Sappiamo che si sposò la prima volta nel 335 [17] con Flavio Annibaliano, figlio del fratellastro di Costantino, Dalmazio, e suo cugino, al momento in cui questi riceveva, da parte dello zio imperatore, la corona di re de Ponto e della Cappadocia.
Nel 337 [18] essendo morto Annibaliano in seguito ad una congiura di soldati a Costantinopoli, Costantina rimase vedova e mantenne questo suo stato fino al 351 [19], quando Costanzo imperatore, suo fratello, la diede in moglie al figlio di Giulio Costanzo, Gallo, in occasione della nomina di questo al rango di Cesare con la quale lo designava, in certo qual modo, suo successore nell’impero. Dopo il suo matrimonio con Gallo, Costantina, per quanto si può dedurre da Ammiano Marcellino [20], rimase ad Antiochia fino alla fine della sua vita. Già nel marzo del 350, tuttavia, si sa che non era più a Roma, bensì a Sirmio, ove indusse il vecchio generale pannonico Vetranione, magister militum, a proclamarsi imperatore di Occidente contro l’usurpatore Magnenzio che aveva ucciso in una congiura l’imperatore Costante [21].
E’ probabile dunque che ella vi fosse giunta non appena appresa la notizia dell’assassinio del fratello, cioè nel gennaio del 350 [22], quando vide la Gallia e poi l’Italia e Roma inchinarsi al nuovo imperatore, e col preciso intento di impedire che questi usurpasse anche i domini di Costante.
Ne consegue che la dimora a Roma di Costantina e conseguente costruzione del suo mausoleo e della basilica dedicata ad Agnese vanno collocate in un periodo compreso tra il 337 ed il 350 [23].

Roma - Particolare della decorazione musiva nel mausoleo di S. Costanza

Veduta dell'interno del Mausoleo di santa Costanza - Roma
D’altra parte è da escludersi il soggiorno a Roma di Costantina in un periodo anteriore a questi anni, poiché appare inverosimile che quando Costantino partì da Roma, nel 326 [24] alla volta di Costantinopoli, non recasse con sé anche la giovane figlia. Il suo ritorno nella vecchia capitale è fissato dunque al 337, in relazione agli avvenimenti storici che la coinvolsero in quell’anno quando, dopo la morte del padre a Nicomedia [25], anche Annibaliano [26] fu ucciso in seguito ad un ordine, o perlomeno con la connivenza di Costanzo [27], in una rivolta militare che eliminò tutti gli appartenenti al ramo cadetto dei Costantinidi, lasciando così al potere i soli tre figli di Costantino [28].
In tale frangente è impensabile che Costantina potesse ancora rimanere a lungo nella nuova capitale o in qualche altra città orientale, divenute ormai troppo pericolose, e dunque va posto a questa data il suo rientro a Roma, ove rimarrà per quattordici anni, fino a quando il secondo matrimonio la riporterà definitivamente in Oriente [29]. Scarse e peraltro poco lusinghiere sono le fonti relative alla personalità di questa imperatrice e del suo consorte.
Infatti sebbene la designazione a cesare di Costanzo Gallo ad Antiochia avrebbe dovuto mantenere a freno il pericolo di incursioni Sassanidi e garantire il controllo delle province d’Oriente, gli atti di crudeltà commessi dai due coniugi sui loro sudditi, come vengono anche descritti da Ammiano Marcellino nel libro XIV delle sue Storie, spinsero Costanzo ad ordinare la cattura e la morte dello stesso Gallo.
Lo storico latino presenta infatti l’ Augusta come “ una specie di megera mortale, costante eccitatrice del crudele, avida di sangue umano non meno del marito” [30]. Purtroppo questa è l’unica attestazione che abbiamo di lei; nulla sappiamo del periodo anteriore se si esclude quel Christo dicata con cui viene definita nell’acrostico.
Costantina morì in Bitinia, tra il settembre e l’ottobre del 354 [31] per febbre, mentre si stava recando dal fratello Costanzo per intercedere in favore del marito. Ammiano Marcellino [32] ci dice che fu trasportata a Roma nel 360, e sepolta nel mausoleo costruito nel suo suburbanum sulla via Nomentana insieme alla sorella Elena.
Gabriella Cetorelli Schivo
Gian Lorenzo Bernini - Costantino a cavallo (Roma, atrio di San Pietro in Vaticano, 1654-1670)

Note:
1 Leclercq, s.v. Costance, vol. 2612.
2 Beverini, S. Agnese, p. 28.
3 Tillemont, Histoire IV, pp. 624 ss.
4 L.P. I, p. 263.
5 De Rossi, Inscriptiones II, p. 44. Questo carme viene da alcuni attribuito alla stessa Costantina (cfr. Savio, Costantina, p. 311), mentre altri vorrebbero che fosse di Papa Damaso (Garrucci, Arte cristiana I, p. 448). E’ da rilevare come leggendo le lettere iniziali dei versi di questo carme in verticale, si formi l’acrostico CONSTANTINADEO ( Costantina a Dio) .Trad.: “Costantina adoratrice di Dio e convertita a Cristo, avendo provveduto con cuore devoto a tutte le spese, aiutata assai dal volere divino e da Cristo, dedicò il tempio della vittoriosa vergine Agnese, il quale supera le strutture dei templi e tutte le profane costruzioni, i cui fastigi degli alti tetti sono rutilanti d’oro. Il nome di Cristo infatti si celebra in questa sede, il quale solo vinse la tartarea morte e, levato al cielo, solo trionfò; portando il nome di Adamo, il corpo e tutte le membra tolse dalle tenebre della morte e dalla cieca notte. Il degno dono, dunque, o martire devota a Cristo, costituito dalle nostre sostanze, conserverai per lunghi secoli, o vergine felice, dal memorando nome di Agnese”.
6 Acta Sanct. Ianuarii II, p. 714 ss.
7 L.P. I, p. 180.
8 Come molti hanno affermato, a cominciare dal De Rossi (Inscriptiones II, p. 44).
9 Baronio, Annales III, p. 218 ss.
10 Beverini, S. Agnese, p. 28; De Rossi, Musaici, p. 3.
11 Anche il Leclercq (s.v. Constance, col. 2615), ribadisce “sans contestation possibile” che Costantina, la fondatrice del mausoleo e della basilica sulla Nomentana, fosse la figlia di Costantino, moglie di Cesare Gallo.
12 Savio, Costantino, p. 3121.
13 Mazzarino, Imp. rom. III, p. 703.
14 Savio, Costantino, p. 312. Di questa unica figlia, nata dall’unione di Gallo con Costantina, non abbiamo attestazioni storiche, né per ciò che riguarda il suo nome,né per gli eventi che ne caratterizzarono l’esistenza.
15 L.P. I, p. 207.
16 Ammianus, Marcellinus XIV, 1, pp. 1 ss.
17 Savio, Costantina, p. 313.
18Mazzarino, Imp. rom. III, p. 698.
19 Savio, Costantina, p. 313.
20 Ammianus Marcellinus, XIV, 1, pp. 1 ss.
21 Piganiol, Empire, p. 85.- Di Majo
22 Mazzarino, Imp. rom. III, p. 702.
23 Savio, Costantina, p. 317.
24 Mazzarino, Tardo antico, p. 117.
25 Mazzarino, Imp. rom. III, p. 697.
26 Ibid., p. 698.
27 Il Savio (Costantina, p. 369 n. 1) fa notare l’evidente interesse politico di Costanzo in questa congiura, poiché morti Dalmazio e Annibaliano, le province assegnate loro da Costantino sarebbero entrate a far parte dei territori di Costanzo a cui il padre aveva concesso l’impero d’Oriente.
28 Savio, Costantina, p. 369
29 Ibid., p. 316.
30 Ammianus Marcellinus XIV, 1, pp. 1 ss.: Megaera quaedam mortalis, inflammatrix saevientis
adsidua, humani cruoris avida nihil mitius quam maritus.
31 Savio, Costantina, p. 316.
32 Ammianus Marcellinus, XXI, 1, 5, p. 217: Inter quae Helenae coniugis defunctae suprema miserat Romam in suburabano viae Nomentanae condenda ubi uxor quoque Galli quondam (soror eius) sepulta est Constantina.

Interno del Mausoleo di S. Costanza- Roma
Bibliografia:
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Acta Sanctorum, Parisiis et Romae 1863
C. Baronio, Annales Ecclesiastici, I-IX, 1588-1605
B. Beverini, Vita e culto di S. Agnese v.e m. , Roma, 1856
G.B. De Rossi, Inscriptiones Christianae Urbis Romae, Roma, 1857-1915
G.B. De Rossi, Musaici delle chiese di Roma, Roma, 1889
M. Di Maio, ,"Constantina (daughter of Constantine I)"in De Imperatoribus Romanis
1996
M. DiMaio,, "Vetranio (350 A.D.)", in De Imperatoribus Romanis, 1996.
A.P. Frutaz. Il complesso monumentale di Santa Agnese, Roma, 1976
R. Garrucci, Storia dell’arte Cristiana nei primi otto secoli della chiesa I-IV, Prato
1873-1881
H. Leclercq, s.v. Constance (Baptistère-Mausolèe de Sainte) In Dictionnaire
d’Archèologie Chrètienne et de Liturgie, 3,2 -1914 , coll. 2609-2622
L.P. - Le Liber Pontificalis, texte, introduction et commentaire par L. Duchesne,
voll. I-II, Parigi 1886-1892
S. Mazzarino, Antico, tardoantico ed era costantiniana, I-II, Roma-Bari 1974-1980
S. Mazzarino, L’impero romano I-III, Roma, Bari 1980
A.Piganiol, L’Empire chrètien, Paris 1972
F. Savio, Costantina figlia dell’imperatore Costantino Magno, in atti RAST 42
(1907) pp. 309-319; 366-375
L.S. Tillemont, Memoires pour servir a l’historire ecclèsiastique des sex premiers
siècles, I-XVI, Venise 1732
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