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Il breve periodo di tempo concesso alla mostra sulla civiltà dei Cucuteni-Trypillya presso il Palazzo della Cancelleria a Roma, è ormai scaduto e la mostra è pronta a volare a Parigi dove – possiamo esserne certi - otterrà quell’attenzione e quella risonanza di cui solitamente godono solo gli eventi culturali destinati, per intrinseca natura, a lasciare il segno. Nel cogliere al volo l’ultimo giorno e l’ultima ora di apertura per accedere a questa esposizione, ho voluto – nonostante i numerosi impegni con cui ci complichiamo la vita - seguire il prezioso invito a non perderla del collega Federico Rolfo, ricercatore di Protostoria a Tor Vergata, piuttosto che partecipare de facto all’omaggio abituale nei confronti di un evento culturale dal nome particolarmente curioso.
Ebbene, che dire, sono rimasta letteralmente stupefatta! Dalla bellezza delle forme ceramiche (267-268), dalla varietà di stili decorativi, dagli strumenti di lavoro (fig. 266) tra cui anche asce in rame, dall’originalità dell’allestimento (figg. 290; 291), dal livello evoluto di quella civiltà – la ricostruzione al vero degli interni di una casa-tipo ne è una conferma (figg. 272; 273; 274) - capace di vivere millenni alle porte dell’Europa, dal 6000 al 3500 a.C., anticipando le maggiori civiltà del mediterraneo e predisponendo nella ingente produzione di manufatti ceramici le basi formali e decorative per Egizi, Minoici, Greci, Etruschi e popolazioni italiche.
Quanto dico può di primo acchito apparire spropositato.
Tuttavia il percorso fotografico, alla cui realizzazione non ho potuto resistere – chi mi conosce lo sa – vi convincerà che sto parlando seriamente e senza esagerazioni.
Cominciamo dalla figura umana. Essa compare nella piccola plastica di terracotta in varie dimensioni, forse per scopi rituali ( fig. 4 ); altrove appare isolata sulla superficie del vaso, sperduta in mezzo ad un esuberante decoro a nastri e fasce (fig. 281). In particolare essa giganteggia sull’orcio collocato all’inizio del percorso espositivo con il preciso intento di esaltarne forme e dignità (figg. 294): risulta inquietante e straordinaria questa figura femminile, dotata di abito lungo fino ai piedi con doppio strascico, simbolicamente assurta a signora o regina dei Cucuteni (295 e 34).
Figure singole si alternano a gruppi di figure. Due frammenti d’argilla giallognola mostrano sagome umane, presumo femminili, serrate nell’esecuzione di una danza rituale o di un funerale (fig. 289): la loro distribuzione paratattica, la campitura di linee parallele della decorazione ossessiva circostante ci appaiono come inconfondibili anticipazioni delle rappresentazioni di prothesis ed ekphora del periodo geometrico attico, ad esempio delle creazioni del cd. Pittore di Hirschfeld (fig. 1).
Anche le statuette sono in buona parte femminili (figg. 6, 11, 12, 22 ), con fianchi pronunciati come nelle steatopigie della Grecia neolitica della Tessaglia (fig. 2) e Sesklo (fig. 3). Alcune hanno la superficie segnata da linee orizzontali simili a fasce di una mummificazione ante litteram (fig. 279), altre accoccolate, sedute, in piedi con le braccia aperte (fig. 280), una è stante con il pancione, tutte simbolo di fertilità, tutte custodi del mistero della vita (fig. 284, al centro). Infine eccole sedute in circolo su piccoli troni, pronte ad una celebrazione religiosa, oppure ad esercitare il loro potente matriarcato nel consesso in miniatura (fig. 286), una creazione plastica che può essere confrontata senza imbarazzo con un modello cipriota (fig. 4).
Gli animali, quando sono dipinti, compaiono per lo più isolati, come cifra decorativa, spesso sulla fascia alta del vaso (figg. 35-36), quella in maggior evidenza. Hanno una silhouette dal design deciso, la cui dinamicità viene esaltata dall’inclinazione delle gambe e della coda (fig. 276)…una linea non lontana da certe figurine prelleniche su vasi di produzione minoica, come un cratere da Cnosso (fig. 5).
Sono numerose le statuette in terracotta di animali: c’è il toro dotato di ruote (fig. 15 ) che ci rimanda in modo impressionante al vaso-carretto atestino (fig. 6), oppure al brucia-profumi da Monterozzi (fig. 7) se non fosse che per questi ultimi casi siamo scesi all’VIII secolo, cioè nelle fasi più alte della civiltà etrusca.
Alcuni vasi mostrano sulla spalla inserti a forma di brocche miniaturistiche (figg. 268 e 9), quasi si trattasse di un vaso rituale cui ricondurre esemplari analoghi come un kernos greco-cicladico del 2300-1900 a.C. (fig. 8).
Risultano preponderanti gli elementi decorativi a fascia, a spirale, ad anelli concentrici, a onde ricorrenti, a linee spezzate, a croci, dai colori preferibilmente scuri e dai contorni netti sul fondo rossiccio, rosato, talvolta giallo della ceramica (figg. 270;271;278 e 1,7,16, 23-26, 29, 33, 35). In alcune di queste decorazioni si colgono precisi richiami alla fase di Sesklo e Dimini (fig. 9). Qualche elemento vegetale, forse simbolico, viene ad interrompere l’estrema stilizzazione dei componenti di righe e nastri (fig. 277).
Tra vasi dalle fogge grandi, piatti da portata, spesso completamente ricoperti di linee rosso scuro a spirale, spiccano due vasi biconici (fig. 22), di cui uno, di impasto grigio, è sormontato da una curiosa struttura aperta (fig. 287). Anche per questo manufatto la mente ci riporta ai cinerari biconici dell’esperienza villanoviana (fig. 10).
Torniamo alle miniaturizzazioni rituali: vengono riprodotti animali e vasetti secondo moduli plastici semplificati (fig. 13, 30 e 283). Ciò che sorprende sono gli edifici templari, privi di copertura (figg. 282, 283), per mostrare la suddivisione degli spazi e la presenza degli orci per il deposito della decima da dedicare alla divinità. Come non rammentare il granaio di Philakopi dell’età cicladica, cioè del 2500 a.C. (fig. 11), oppure il raffinato modellino di silos a struttura chiusa rinvenuto nella tomba ad incinerazione di epoca geometrica (figg. 12-13) appartenente ad una ricca signora ateniese?
La sfera del sacro doveva essere determinante per i Cucuteni, visto che nelle loro deposizioni, oltre alle parti interne dei loro templi, ci hanno lasciato modellini interi di questi edifici (fig. 284, 288 e 3). L’usanza non l’abbiamo forse conosciuta in resti di modellini di edifici (fig. 14) o di templi del minoico medio (ca. 1700 a.C.) con figure divine (fig. 15)? La ritroviamo in esemplari greci, come quello geometrico di Argo (fig. 16), od anche Etruschi, come pure di aree italiche ellenizzate (fig. 17).
I modellini dei Cucuteni ci mostrano una capanna rettangolare con una copertura arcuata. I terminali degli spioventi si incrociano sporgendo sulla fronte e sul retro (figg. 284; 288; 293), tuttavia la loro foggia non è poi così lontana dalle urne a capanna delle prime Fasi dell’età del ferro nel Lazio, a partire dal X-IX secolo a.C. (fig. 18).
In conclusione, la cultura materiale dei Cucuteni Trypillya è strabiliante e al tempo stesso sembra chiarire quale ruolo quella civiltà così remota abbia dovuto giocare nella trasmissione dei suoi prototipi artigianali e dei modelli iconografici in quelle aree geografiche, dove più tardi si svilupperanno altre grandi civiltà a noi meglio note e più vicine.
Dunque, sembra proprio che anche le carte vincenti dei Cucuteni possano permettere loro di partecipare alla complessa partita della formazione e dell’evoluzione dei popoli dell’età neolitica. Un processo sempre più articolato, che esige di essere ripensato sulla base di questi ultimi inaspettati dati, e, se si dovesse osservare il delicato argomento come una partita a carte, sarebbe necessario giocare da capo aggiungendo il nuovo partecipante al tavolo della Storia, per il quale sarebbe quantomeno doveroso rimescolare le carte.
Daniela Bonanome
Roma, 20 novembre 2008
Referenze fotografiche:
Fig.1: Pittore di Hirschfeld, New York, Metropolitan Museum of Art, The Robert and Renée Belfer Court, ca. 750 a.C., internet;
Fig. 2: statuetta steatopigia in terracotta,da Farsala, Tessaglia, Museo Archeologico di Volos, ca. 6.000 a.C., internet;
Fig. 3: kourotrophos in terracotta dipinta da Sesklo, Atene, Museo Nazionale, inv. n. 5937, periodo Tardo Neolitico, F.Durando, Antica Grecia, Vercelli 2004, p. 18, fig. 18;
Fig. 4: modellino di recinto sacro, arte cipriota P.Lévêque, I Greci, l’alba di una civiltà, 1993, p. 42;
Fig. 5: cratere da Cnosso (Fortezza), Hiraklion, Museo, ca. X sec. a.C., P.Demargne, Arte Egea, Milano 1964, p. 295, fig. 386;
Fig. 6: vaso-carretto in terracotta, da Ateste, Este, Museo Nazionale Atestino, VIII sec. a.C., R.Bianchi Bandinelli, A.Giuliano, Etruschi e Italici prima del dominio di Roma, Milano 1978, p. 32, fig. 31 ;
Fig. 7: brucia-profumi in bronzo, dalla necropoli di Monterozzi, Tarquinia, Museo Nazionale, VIII sec. a.C., ibidem, p. 30, fig. 29;
Fig. 8: kernos, vaso per offerte cicladico, New York, Metropolitan Museum of Art, The Robert and Renée Belfer Court, ca. 2.300-1.900 a.C., internet;
Fig. 9: vaso sferico da Dhimini, Atene, Museo Nazionale, inv. n. 5922, tardo neolitico internet;
Fig. 10: urna cineraria biconica da Chiusi, ca. X-VII sec. a.C., internet;
Fig. 11: modello di casa con granaio, arte cicladica, da Filakopi, ca. 2500 a.C., Monaco, Museum antiker Kleinkunst, S.Hood, The Arts in prehistoric Greece, Harmondsworth 1978, p. 138, fig. 129;
Fig. 12: tomba a cremazione di nobildonna ateniese, ca. 850 a.C., American School of Classical Studies at Athens, Early Burials from the Agora Cemeteries, Princeton 1973, fig. 40;
Fig. 13: modellino di granaio in terracotta dalla tomba a cremazione di nobildonna ateniese, ca. 850 a.C., ibidem, fig. 49;
Fig. 14: modellino di casa minoica in terracotta, internet;
Fig. 15: modellino di edificio templare cipriota in terracotta, da Kamilari, Herakleion Museum, Minoico Medio III, ca. 1700, S.Hood, cit., p. 105, fig. 88;
Fig. 16: modellino di edificio templare in terracotta da Argo, Atene, Museo Nazionale, età geometrica, S.E.Iacovidis, Micene, Epidauro, Argo, Tirinto, Nauplia, Atene 1982, p. 17, fig. 7;
Fig. 17: modellino di edificio templare in terracotta da Sabucina, Caltanissetta, Museo Archeologico, fine VI sec. a.C., internet;
Fig. 18: urna cineraria a forma di capanna in terracotta da Castel Gandolfo, necropoli di Montecucco, tomba A, Città del Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco, inv. n. 15935, prima metà del IX sec. a.C., internet.
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