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La casa di via Graziosa, sull'Esquilino a Roma, è il sito di un'abitazione dell'epoca repubblicana, nota per essere decorata da una serie di affreschi con paesaggi dell'Odissea che oggi sono conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana dei Musei Vaticani.
L'abitazione fu scoperta nel XIX secolo. I pannelli che raffigurano episodi dell'Odissea erano collocati nella parte alta della parete dell'ambiente principale, secondo una disposizione che ha un parallelo nei rilievi nilotici dell'atrio della villa dei Misteri di Pompei. I soggetti sono i viaggi di Ulisse con sfondo di paesaggi. L'uso di questi paesaggi rompeva la monotonia di una parete, sfondandola prospetticamente in maniera illusionistica. Le tonalità scelte si armonizzano bene tra di loro e la tecnica scelta è di tipo quasi "impressionistico", secondo un metodo che venne ampiamente usato fino a tutta l'epoca medio-imperiale nella decorazione di fregi minori e di pinakes a sportello. La rappresentazione è altresì minuziosa, col nome di ciascun personaggio scritto vicino in greco, con un accurato filologismo che lascia supporre la presenza di modelli ben precisi, magari forniti dalle illustrazioni dei poemi effettuate nell'ambito della biblioteca di Alessandria.
Nella mostra "Roma. La pittura di un Impero" è esposto un pannello, Paesaggi con scene dall’Odissea (figure 3 e 4) scoperto, assieme ad altri, il 7 aprile del 1848 su un muro in opera reticolata di un portico all’interno della domus di via Graziosa. I pannelli furono poi acquistati dal Comune di Roma e donati pochi anni dopo al Pontefice Pio IX. Gli affreschi furono distaccati da Pellegrino Succi e affidati al momento del dono al Pontefice al restauro di Ettore Ciuli, che in larga parte li ridipinse a tempera; tali ritocchi ottocenteschi, che riempirono le lacune, pur senza intaccare troppo l’iconografia delle singole figure, hanno soprattutto fortemente compromesso i rapporti cromatici anche delle parti originali,
tanto che al rifacimento vanno addebitate l’accentuazione dell’effetto atmosferico e la transizione repentina dei colori. Nelle operazioni di distacco il ciclo fu diviso in otto scomparti, con il taglio a destra e sinistra dei pilastri interni; gli otto pezzi furono poi ricongiunti a due a due in modo tale da formare quattro quadri rettangolari.
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