Articoli > Arte > Roma. La Pittura di un Impero > Alcuni esempi di Domus romane > Alcuni esempi di Domus >
|
|
|
DOMUS ROMANE
Alcuni esempi di Domus e Ville famose
|
| |
|
|
| |
| |
|
Scuderie del Quirinale: alla scoperta della pittura nell’arte antica
- Dieci domande ad Eugenio La Rocca
- Gli affreschi: tecniche, colori, botteghe
|
A proposito di... citazioni sul tema -
Per saperne di più: El Fayyum -
Galleria Fotografica -
|
| |
|
| |
1. VILLA DELLA FARNESINA - ROMA
2. DOMUS DI VIA GRAZIOSA, ESQUILINO - ROMA
3. CASA DEL BRACCIALE D'ORO - POMPEI
|
|
3. CASA DEL BRACCIALE D'ORO - POMPEI
Alla fine degli anni Settanta, dagli scavi di Pompei nei pressi del golfo, vennero alla luce i resti di quella che oggi è conosciuta come la Casa del Bracciale d’Oro, perché al suo interno vennero trovato il corpo di una donna con al polso un raffinato bracciale d’oro di grosse dimensioni.
Nell’abitazione sono tre gli “stili” di decorazione pittorica. Il proprietario, di cui non è noto il nome, restaurò, infatti, la casa in seguito al terremoto del ‘62, ma conservò le raffinate decorazioni di giardino in III stile, di epoca precedente. In base alle ridotte dimensioni e alla collocazione, si è giunti a credere che si tratti di uno spazio privato decorato su specifiche richieste del committente, la cui funzione doveva presumibilmente essere quella di uno studio personale caratterizzato da una luce soffusa e dal contatto con la natura, una specie di rifugio segreto per dedicarsi, con la dovuta concentrazione e lontano da occhi indiscreti, ai propri interessi culturali e per ritrovare la serenità dell’anima.
Quanto alle possibilità interpretative della pittura, non può certamente sfuggire la forte connotazione dionisiaca conferita dalla presenza non solo di Sileni e Menadi, ma anche dalla ampia diffusione di tralci di edera e di vite con grappoli di uva, di pantere, ciste e situle, classici attributi dionisiaci.
Tale aspetto si intreccia inevitabilmente con l’interpretazione del quadretto centrale, nel quale, per via dell’abbigliamento, della barba e soprattutto della corona d’edera, classico premio di agoni letterari, è certamente possibile riconoscere un poeta, accompagnato da un giovane servo e da una poetessa o da una Musa.
La decorazione di questa stanza si può considerare l’esempio più vicino in area vesuviana alla celebre sala della Villa di Livia a Prima Porta in Roma.
|
| |
|
|
Per una visione a pieno schermo clicca qui: "La casa del bracciale d'oro" decorazione parietale da Pompei - IVR di Alfredo Corrao
Usate il mouse, o i pulsanti di controllo, per "navigare" l'immagine: è possibile ruotare - in ogni direzione - per 360° e usare lo zoom per ingrandire o allargare il punto di proprio interesse. LA VISUALIZZAZIONE NECESSITA DI FLASH PLAYER. (PUOI SCARICARLO QUI)
(Si ringrazia la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma, nella persona della dott.ssa Rita Paris, organizzatrice della mostra "Rosso Pompeiano" e la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Pompei proprietaria del bene.)
|
| |
|
Dal giardino della Casa del Bracciale d’Oro a Pompei, è in mostra - nell'esposizione "Roma. La pittura di un Impero" una parete di III stile (figura 6) La parete è solo una parte di un ambiente di grosse dimensioni, forse ristrutturato in seguito ai danni del terremoto del 62 d.C. o a modifiche strutturali dell’abitazione). L’affresco, databile tra il 30 e il 35 d. C. si compone secondo uno schema ed un’alternanza cromatica pienamente riconducibili alla fase finale del III stile, cronologicamente collocabile tra l’età di Tiberio e quella di Claudio.
Al di sopra di uno zoccolo nero a ghirlande tese e piccoli riquadri gialli, si sviluppa, secondo la sintassi tipica del III stile, la predella, inquadrata da due fasce a boccioli di loto in colori pastello, che sostituiscono le più comuni cornici profilate degli anni precedenti. Al suo interno, sul verde dell’erba, si svolgono scenette di stampo idillico e dionisiaco: da sinistra a destra, una Menade con lira ed un Sileno con doppio flauto e cista, accanto ad una scena di incoronazione di un’altra Menade seduta a terra; altre due Menadi, una, seminuda e di tre quarti, l’altra, frontale e avvolta in un manto verde, danzano vivacemente a fianco di un Satiro con Menade in spalla, diretto verso un terzo gruppo purtroppo lacunoso, che si conclude con un’ulteriore figura femminile di profilo.
Nel campo stesso della predella poggia, decorato con sfingi alate su fondo rosa, il basamento curvilineo degli scorci architettettonici che, stagliandosi sull’azzurro del cielo, si aprivano ad emiciclo ai lati del pannello centrale, sormontati da cornici a leoni e gorgoni, da maschere e da figure alate sparse nel campo.
Tali scorci, che avevano dominato la parete nel pieno del II stile, sono pertanto ridotti a stretti campi di separazione di un pannello dall’altro. Due tramezzi ai piedi del colonnato inquadrano rettangoli a fondo completamente vegetale, dove rami di pino con pigna, tralci di vite, foglie di edera, pere e rose selvatiche si intrecciano dietro a maschere di satiro (in basso) e di Sileno barbato (in alto) con tipici attributi: una siringa a cinque canne, una cista, una testa di capro ed una situla argentea appesa ad un ramo.
|
| |
|
 |
Una colonnina vegetale sorgente da un cantaro dorato inquadra un campo centrale nero, desinente in una teoria di grifi su fondo cinabro; al suo centro, racchiuso da una semplice cornice, campeggia un quadretto con scena figurata: a sinistra, sullo sfondo di una prospettiva appena accennata, una figura maschile dalla carnagione scura, presumibilmente un poeta, avvolta in un himation bianco, con folta capigliatura, barba incolta e corona di edera nella mano destra, è affiancata da un fanciullo con clamide rossa su un braccio, piatto per offerte con stilo e oinochoe vitrea; segue, a destra, una figura femminile di spalle presso un pilastrino, con i capelli raccolti e tunica viola, che tiene una tavoletta nella mano sinistra ed uno stilo nella destra.
Il registro superiore, delimitato da ricche fasce a fiori di loto, è costituito da un campo giallo ocra, interrotto, in corrispondenza dei colonnati inferiori, da due quadretti su fondo bianco con ritratto di una Menade coronata di edera e di un satiro con capo cinto da rami di pino.
Nel mezzo, su un campo nero a forma di mandorla, circondato da pantere, grappoli d’uva e ghirlande, un vecchio Sileno abbraccia una Menade seminuda rivolta verso di lui.
Tecnicamente, gli affreschi si presentano di qualità ottima. I colori di fondo, stesi sull’intonaco ancora umido mediante piccole pennellate che risultano invisibili, presentano una superficie perfettamente levigata; grossolani, pastosi e perfettamente distinguibili appaiono invece i colpi di pennello con cui furono sovradipinti, “a mezzo fresco”, il bianco, il rosa e il verde dei dettagli e delle partiture architettoniche. L’attenta resa dei dettagliati motivi decorativi, inoltre, non poteva compiersi senza l’utilizzo di linee guida, incise con uno stilo e l’aiuto di una riga, visibili ad esempio nelle strette fasce a fondo bianco di separazione dei campi, dove il ritmico incrocio ortogonale di esse scandisce la disposizione dei fiori di loto aperti e chiusi.
La stessa raffinatezza si nota anche a livello stilistico: gli elementi figurati, dai contorni nitidi e precisi, ancora lontani dall’impressionismo del IV stile, sono realizzati in maniera estremamente accurata e con una grande attenzione al dettaglio negli elementi vegetali, nei panneggi e nei volti.
|
| Figura 6 – Parete di III stile 1 |
| |
Quanto alle possibilità interpretative della pittura, non può certamente sfuggire la forte connotazione dionisiaca conferita dalla presenza non solo di Sileni e Menadi, ma anche dalla ampia diffusione di tralci di edera e di vite con grappoli di uva, di pantere, ciste e situle, classici attributi dionisiaci. Tale aspetto si intreccia inevitabilmente con l’interpretazione del quadretto centrale, nel quale, per via dell’abbigliamento, della barba e soprattutto della corona d’edera, classico premio di agoni letterari, è certamente possibile riconoscere un poeta, accompagnato da un giovane servo e da una poetessa o da una Musa. Nel poeta si è voluto ravvisare Euforione di Calcide, dotto compositore del III secolo a.C., autore di epigrammi ed elegie di stile alessandrino e molto amato dall’imperatore Tiberio, egli stesso poeta ed erudito.
Se così fosse, dovrebbe pertanto ravvisarsi un collegamento con la connotazione dionisiaca che domina la parete, nonostante manchino, a mio avviso, elementi concreti per riconoscere nelle molto particolari scene della predella, episodi specifici come quelli tratti dalle sue frammentarie Maledizioni, o il ladro del vaso, che non vi trovano conferma se non per la presenza della cista. Gli attributi dionisiaci potrebbero, d’altro canto, non essere solo il classico ricorrente leitmotiv dell’epoca, ma richiamare il suo Dionysos, ampio componimento sulla diffusione del culto del dio. |
| |
 |
| |
|
|
|