Nell’appressarci ad inaugurare Imago Imperii - la sezione di Imago Romae dedicata al concetto di Romanitas - con un inedito contributo su Cartagine cristiana, intendiamo presentare ai visitatori del nostro sito la definizione di “romanitas” latamente intesa, come interpretata da Rémi Brague [Professore di Filosofia araba alla Sorbona e all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco.NdR], specie nell’apporto che il cristianesimo ha avuto nell’impatto con Roma.
L’analisi delle evidenze archeologiche di Cartagine nel tardo antico, ripercorse attraverso l’assetto urbanistico della città nelle sue ampie e articolate declinazioni, fino alla conquista araba, sono forse l’esempio più rappresentativo del momento in cui, nel bacino del Mediterraneo, si chiudeva definitivamente l’età antica e si apriva l’era moderna.
La Redazione di Imago Romae
“Il cristianesimo viene dopo, dopo Israele ma anche dopo il Paganesimo. Anche in questo caso esso, diversamente dall’ Islam, non ha rifiutato il confronto.
La cultura greca è passata attraverso Roma e attraverso il cristianesimo e questo non solo nel suo aspetto filosofico-scientifico, ma anche in quello letterario. Al contrario «ciò che la letteratura antica aveva di propriamente “letterario”, non è giunto al mondo arabo […].
Ora, è proprio questa letteratura che veicolava una sorta di concezione antica dell’uomo, con i modelli della sua possibile eccellenza nell’affermazione rispetto agli dèi, alla natura, allo Stato.
Il mondo arabo non ha dunque dovuto affrontare in pieno la concorrenza di una concezione globale dell’uomo anteriore all’Islam.
Nell’Islam la nozione di storia della salvezza gioca un ruolo secondario. I profeti dei popoli predicano un solo messaggio che trova la sua purezza in Maometto.
Religione del Libro, il Corano, ammette una sola lingua, l’arabo.
Al contrario nel cristianesimo la pluralità delle lingue non è ostacolo all’unità.
Storicamente parlando, la nascita dell’Europa è direttamente connessa a questa possibilità: quando, dopo le grandi invasioni, i popoli da poco arrivati chiesero il battesimo, non si è domandato loro di adottare una nuova lingua, salvo per la liturgia. […] Le lingue dei “barbari” sono state rispettate e giudicate degne di accogliere il Vangelo.
La “secondarietà” cristiana, “romana”, accoglie ciò che sta prima. Accoglie, purifica, trasmette. Offre la possibilità ad ogni generazione di ri-cominciare, di incontrare la tradizione come un fatto nuovo, vivente. È il terreno su cui germinano le “rinascenze” che contrassegnano la storia europea.
In questo senso la “Romanitas” la cui forma ecumenica è esaltata nel cristianesimo, diviene l’identità “eccentrica” che qualifica l’Europa.
È «proprio la presenza della secondarietà a questo livello fondamentale che rende unica l’Europa». L’incontro che la qualifica, tra due universalismi, Roma e il cristianesimo “cattolico”, i quali accolgono in sé la Grecia ed Israele, è un fatto unico nella storia del mondo.
Da quest’incontro sorge l’Europa come dimensione ideale e figura peculiare.
L’Europa si distingue dagli altri mondi culturali per la modalità particolare del suo rapporto con ciò che le è estraneo: l’appropriarsi di ciò che è percepito come estraneo. Questa appropriazione è tanto più feconda quanto più è disinteressata.
Gli europei non hanno studiato i classici greci e latini, perché erano le fonti dell’Europa, li hanno studiati perché li trovavano veri, belli, interessanti.
La civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede: bell’esempio di ciò è fornito da papa Gregorio Magno.
La sua riforma ha gettato le basi del Medioevo europeo. Ora, egli credeva che la fine del mondo fosse prossima. E questa, a suo avviso, doveva comunque privare ogni “civiltà cristiana” dello spazio in cui dispiegarsi.
Ciò di cui ha gettato le fondamenta, e che doveva durare tutto un millennio, non era, a suo avviso, che un ordine di marcia provvisorio, un modo per sistemare una casa che si sta per lasciare…..»
R. Brague, Europe, la voie romaine, Paris 1992, tr. it., Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa, Milano 1998, pp. 36 e ss.