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PRESENZE. PAESAGGI ITALIANI
76 SCATTI DI GEORGE TATGE CON 10 INEDITI SU ROMA IN MOSTRA AL MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
E’ un viaggio in bianco e nero, quello di George Tatge famoso fotografo nato a Istanbul da madre italiana e padre americano, che parte alla scoperta di pezzi di territorio italiano in un’analisi lirica e, nel contempo, impietosa. Un viaggio che si materializza in 76 foto – di cui 10 su Roma – in mostra al Museo di Roma in Trastevere dal 6 marzo al 5 aprile 2009 in un’esposizione promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali con l’organizzazione di Admira (Milano) e il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.
“PRESENZE. Paesaggi Italiani” va dall’assenza alla presenza dell’uomo attraverso i suoi segni. Perché l’uomo esiste solo attraverso le tracce che ha lasciato nello spazio naturale e i mutamenti che ha imposto, attraverso l’impronta lasciata dal suo passaggio sulla terra. E’ infatti il rapporto “uomo – natura” il tema centrale di questa sequenza di scatti, in un confronto reciproco non pacificato anche se mai nettamente conflittuale.
E cosa emerge da questo dialogo “forzato”? Una forma inedita di bellezza che si confronta con la bellezza antica e accertata di quei luoghi ripresi nella prima parte della selezione. Una bellezza che non vuole sostituirsi a quella naturale ma non accetta nemmeno a priori che tutto ciò che, moderno, abbia
esclusivamente un valore d’uso.
E’ uno sguardo di confine quello di Tatge, nato nel punto di incontro tra la cultura europea e quella americana, per lui i luoghi sono una sorta di stratificazione, dimora del divenire e non dell’immobilità, una concezione che sul territorio italiano trova continue conferme... Ma cosa ci evocherebbero foto di questo genere se non provenissero dall’Italia ma dagli Stati Uniti? Quanto influisce sulla percezione dello spettatore la sua aspettativa e il contesto di realizzazione dell’opera d’arte? Come evidenzia Walter Guadagnini nell’introduzione al catalogo citando un brano inedito di Carlo Bertelli : “Tatge non sta lavorando in un luogo qualsiasi della terra ma in Italia, e di questa terra antica è pronto a cogliere i segni di tempi lontani e della loro continuità. Spesso lo interessano le voragini scavate nel calcare,non sai se dall’uomo o dalle acque, una buca nel terreno, in un bosco magro, che fa pensare ad uno scavo archeologico...”.
Ed ecco che i resti di un’edilizia selvaggia finiscono per apparire come rovine con un retrogusto amaramente ironico e non evocano un paesaggio post atomico, come accadrebbe se le immagini provenissero dagli Stati Uniti.
Un viaggio in bianco e nero sfruttato nell’intera gamma delle sue possibilità linguistiche, immagini che trasmettono l’emozione di una scoperta personale e assoluta e il desiderio di eternarla, per sé e per gli altri.
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