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DIVUS VESPASIANUS
IL BIMILLENARIO DEI FLAVI
Roma, Colosseo
Da venerdì 27 marzo 2009 a giovedì 31 dicembre 2009
CURATORE MOSTRA: Filippo Coarelli
Con una mostra dal percorso innovativo, incentrata sui membri della dinastia Flavia, la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma celebra l'anniversario dell'Imperatore Vepasiano, nato duemila anni fa.
L'occasione di questa ricorrenza offre l'opportunità per approfondire la conoscenza di un Imperatore che modificò in maniera fondamentale l'istituzione politica dell'Impero e tutti i suoi sistemi ed apparati amministrativi, ma la cui figura è rimasta adombrata dalla drammatica follia neroniana e dalla luminosa grandezza adriaena.
La sua stessa ascesa alla somma carica dell'Impero fu un evento che scardinò le rigide regole sociali del potere romano: Vespasiano infatti era originario di una famiglia ricca ma quanto mai lontana dalla divinizzata aristocrazia che aveva sorretto il principato dei Giulio-Claudii.
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La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ricorda con una grande mostra la nascita dell’imperatore Vespasiano avvenuta 2000 anni fa Divus Vespasianus.
Il bimillenario dei Flavi, è curata da Filippo Coarelli in collaborazione con la stessa soprintendenza, con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bimillenario e con Electa. Racconta le gesta degli imperatori flavi: di Vespasiano (69-79), del primogenito Tito (79-81) e del figlio minore Domiziano (81-96).
"Ritornato in città con una fama tale e tanto grande, (…) per tutta la durata del suo impero non ritenne nulla più importante del consolidare lo Stato, quasi umiliato e vacillante, e poi di abbellirlo.
Realizzò anche nuove opere: il tempio della Pace, vicino al Foro, e quello del Divino Claudio sul Celio, iniziato da Agrippina (…) inoltre l’Anfiteatro al centro della città, avendo appreso che Augusto aveva concepito questo progetto". (De Vita Caesarum, Svetonio)
Queste le parole usate da Svetonio per raccontare il regno di Vespasiano, di cui pochi conoscono il new-deal segnato dal suo avvento al potere. Vespasiano ha cambiato il volto dell’impero romano dal punto di vista istituzionale ed economico, oltre ad aver dato un nuovo impulso all’estensione dei confini. Schiacciato tra la fama di Nerone, dispotico personaggio di cui si sono impossessati il cinema e la letteratura, e la grandezza di Adriano, magnificata dalle Mémoires di Marguerite Yourcenar, Tito Flavio Vespasiano ha, con accortezza e decisionismo, saputo cambiare le regole della governance fino ad allora nelle mani dell’aristocrazia romana.
Nato a Falacrinae in Sabina, un vicus del territorio di Rieti, esattamente il 17 novembre del 9 d.C., Vespasiano è ricordato come uomo semplice e dotato di un notevole senso dell’umorismo. Proprio le sue modeste origini – sebbene il padre fosse un banchiere, per di più con sede in Svizzera – sono la vera rivoluzione. La sua ascesa rappresentò un evento traumatico e del tutto imprevisto, poiché alla dinastia giulio-claudia, appartenente alla più alta nobiltà repubblicana, si sostituiva una modesta famiglia del ceto equestre, di origini sabine (quindi provinciale). Insomma: la sua famiglia era decisamente priva di tradizioni aristocratiche.
Vespasiano era quello che oggi si definirebbe un self made man. Quando arrivò alla massima carica dello Stato aveva già 60 anni.
Dopo una lunga e onorata carriera al servizio degli imperatori giulio-claudii nell’ambito dell’amministrazione provinciale e dell’esercito, al momento della morte di Nerone - avvenuta nel 68 d.C. - Vespasiano si trova in Medio Oriente al comando dell’esercito incaricato di reprimere la grande rivolta giudaica, iniziata nel 66 d.C. e che culminerà con la distruzione del tempio di Gerusalemme, fruttando un ricco bottino come rappresentato sull’Arco di Tito, nel Foro.
La scomparsa violenta in un solo anno, il 69 d.C., degli imperatori Galba e Otone, e l’eliminazione di un terzo, Vitellio, da parte dello stesso Vespasiano, gli aprono la via al potere e nel 70 si insedia a Roma.
Acclamato imperatore dall’esercito ad Alessandria, la sua nomina determina un deciso ridimensionamento del potere gestito dall’aristocrazia senatoria di Roma.
La grande mostra al Colosseo, cui si aggiungono due ulteriori sedi espositive - alla Curia, nel Foro, riaperta al pubblico per quest’occasione, e al Criptoportico neroniano, sul Palatino - viene completata da un percorso che guida il visitatore alla scoperta dei monumenti flavi: dall’Arco di Tito alla Domus Flavia, dal Tempio del Divo Vespasiano al Tempio della Pace.
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Al di là degli intenti celebrativi, questa mostra ha il grande merito di proporre una figura storica troppo spessa passata sotto silenzio dal paragone sempre effettuato con altri illustri Imperatori. Vespasiano, invece, ha incarnato un momento di trasformazione, per alcuni aspetti addirittura di rottura, nei confronti della gestione del potere e delle sue regole, strutturate nel tempo dall'aristocrazia romana. La sua ascesa confermò in maniera dolorosamente evidente che l'esercito non era più la mera chiave di accesso al potere, bensì il vero campo di battaglia su cui si conquistava il diritto al soglio imperiale. Ed il vincitore che emergeva dalle ceneri e dal sangue poteva anche non appartenere a quella aristocrazia intoccabile e divina che aveva caratterizzato la dinastia giulio-claudia.
Le sue umili origini lo spinsero a realizzare una politica sociale innovativa ed attenta, che sul piano urbanistico coincise con la restituzione all'uso publico delle aree urbane sottratte con la forza da Nerone. E' in quest'ottica che il Colosseo sorse sul lago artificiale che costeggiava la Domus Aurea.
Nel corso di questa stagione di rinnovo urbanistico, l'architettura di rappresentanza raggiunse la piena maturità espressiva: dal Templum Pacis nel Foro alla Domus Flavia sul Palatino, per terminare con i templi dedicati al culto della Gens Flavia.
La mostra si suddivide in sei sezioni che tratteranno i seguenti temi: "le origini sabine"; "la dinastia flavia"; "la Nuova Roma"; "la propaganda di Domiziano", "i Flavi in Italia. Le città vesuviane"; "i Flavi e l'Impero".
Il percorso espositivo della mostra, curata dal prof. Filippo Coarelli, coinvolge anche, quali ulteriori sedi sepositive, alcuni monumenti generalmente chiusi al pubblico, come la Curia (nel Foro Romano, dove sarà curato il tema del "culto imperiale") ed il Criptoportico neroniano (sul Palatino, dove saranno riuniti elementi del "palazzo imperiale"), e è contrassegnato da una serie di pannelli realizzati appositamente per l'evento, che si soffermano sui luoghi dell'area archeologica maggiormenti coinvolti dalle politiche edilizie dei Flavi (come l'arco di Tito o il tempio del Divus Flavius).
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Fonte: Ufficio stampa Electa
per la Soprintendenza speciale
per i beni archeologici di Roma
Gabriella Gatto
tel. +39.06.42029206
press.electamusei@mondadori.it
Ufficio stampa Electa
Enrica Steffenini
tel. +39.02.21563433
elestamp@mondadori.it
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Informazioni tecniche
Orari
Dal 27 marzo al 28 marzo: 8.30-17.30 (ultimo ingresso ore 16.30). Dal 29 marzo al 31 agosto: 8.30- 19.15 (ultimo ingresso ore 18.15). Dal 1 settembre al 30 settembre: 8.30-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00). Dal 1 al 24 ottobre: 8.30- 18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Dal 25 ottobre al 10 gennaio 2010: 8.30-16.30 (ultimo ingresso ore 15.30). Giorni di chiusura: 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre. Venerdì Santo chiusura anticipata alle 14 (ultimo ingresso ore 13.00). Non si effettua chiusura settimanale.
La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso
Intero €12,00; ridotto € 7,50
Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo, al Palatino e al Foro romano
Informazioni e visite guidate
Pierreci
tel. +39.06.39967700 -
www.pierreci.it
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