HomeChi siamo » Articoli » Contatti » I.R. SchoolNotizieGallerie Fotografiche » Utility » Acquisto » English
Articoli > Storia > L’ Obelisco Flaminio > 




 

 

VICISSITUDINI ANTICHE DELL’OBELISCO FLAMINIO
 
Share/Save/Bookmark

 

 
Di Daniela Bonanome Pubblicato il 04 aprile 2009  
 
 Fig. 01 -  Vestigia del Circo Massimo in una incisione di Onofrio Panvinio

vestigia del Circo Massimo in una incisione di Onofrio Panvinio
 
“…Due grandi obelischi…stanno nel Circo di Tarquinio Prisco…dove ora stanno gli orti dei cavoli…”
 
Con questa curiosa testimonianza dell’Anonimo Magliabechiano del 1415[1] si attesta la presenza di grandi obelischi[2] ancora interrati nella pista del Circo Massimo, contro cui spesso risuonavano le vanghe dei contadini intenti a lavorare la terra (Fig.1A). Una precedente citazione della loro esistenza si legge in modo incidentale nelle prime guide dei pellegrini, ad esempio nei Mirabilia[3]. In pieno Rinascimento ne parla Andrea Fulvio nelle Antiquitates Urbis, un testo già in lavorazione al tempo della sua collaborazione con Raffaello per la stesura di una pianta archeologica di Roma – opera interrotta dalla prematura morte del famoso pittore, nel 1520 – pubblicato in latino nel 1527[4], in coincidenza con il sacco di Roma dei Lanzichenecchi.
Stiamo parlando dei due grandi obelischi (Fig. 2) che in tempi molto lontani tra loro finirono per decorare la spina del Circo Massimo, quel basamento lungo e stretto che separava il percorso dei carri all’interno dell’arena (Fig. 3). Il primo obelisco, fatto erigere da Augusto nel 10 a.C., si trova ora a piazza del Popolo (fig. 4); il secondo, collocato nel 357 d.C. da Costantino e da suo figlio Costanzo II nel settore a Nord-Ovest della spina, svetta attualmente in piazza S.Giovanni in Laterano (Fig. 5).
In base al racconto di Plinio il Vecchio[5], Augusto, all’indomani della conquista dell’Egitto aveva deciso di trasferire due obelischi di diversa grandezza da Heliopolis[6] nell’Urbe, utilizzando per l’impresa una gigantesca nave da trasporto[7] (Fig. 6). L’ingente carico sostò per diversi anni nei cantieri navali di Pozzuoli, dove la nave venne distrutta da un incendio. Poi in occasione del ventennale di quella vittoria, i due obelischi vennero trasportati fino a Roma[8], probabilmente risalendo il Tevere durante le fasi di piena e con l’ausilio di una diversa imbarcazione adatta alla navigazione fluviale[9].
 
A lato:
Fig. 01a - Circo Massimo e Palatino in una stampa del XVII secolo
 
Sotto:
A sx. Fig. 02 - Plastico ricostruttivo del Circo Massimo
A dx. Fig. 03 - Incisione di Ambrogio Brambilla, pubblicata nello Speculum Romanae Magnificentiae  (1581)
  Circo Massimo e Palatino in una stampa del XVII secolo
   
plastico ricostruttivo del Circo Massimo incisione di Ambrogio Brambilla, pubblicata nello Speculum Romanae Magnificentiae  (1581)
L'obelisco a piazza del Popolo, Roma. foto di A. Corrao ©

l’obelisco lateranense in una stampa del XVII secolo

 

Fig. 04 - L'obelisco a piazza del Popolo, Roma. Foto di A. Corrao ©

Fig. 05 - L’obelisco lateranense in una stampa del XVII secolo

 
La finalità di questa mirabile iniziativa consisteva nell’esplicito intento celebrativo con cui Augusto riaffermava il potere acquisito sulla fertile provincia orientale, un atto in grado di produrre un’efficace propaganda politica, e di contribuire alla diffusione di quel clima di sicurezza, equilibrio e stabilità che i poeti dell’epoca riconoscevano come ritorno al saeculum aureum, l’età dell’oro del mitico regno di Saturno. Più concretamente, questa coppia di monoliti egizi, priva della veste votiva acquisita nell’originario impianto religioso per il dio Ra ad Heliopolis, venne sottoposta ad una rifunzionalizzazione totale, essendone previsto l’inserimento in differenti progetti urbanistico-architettonici dell’età augustea[10].
L’obelisco più piccolo era infatti destinato al ruolo di gnomone nel Solarium Augusti (Fig. 7)del Campo Marzio[11], la cui duplice funzione, oltre a quella di segnare il trascorrere del tempo, era stata studiata in modo strategico per proiettare la propria ombra verso l’ingresso dell’Ara Pacis nel dies natalis di Augusto, il 23 settembre. Ancora oggi questo monolito svetta non troppo lontano dal luogo originario, collocato di fronte a Palazzo Montecitorio[12], sede attuale del Parlamento, ma senza poter contribuire al calcolo dell’ora solare.
 
Trasporto degli obelischi per via fluviale e per via marittima da un’incisione di Athanasius Kircher  
L’altro obelisco, decisamente più grande, noto come obelisco Flaminio per la sua definitiva collocazione, era destinato al completamento decorativo del Circo Massimo, come si è già detto (Fig. 8). Le dimensioni ragguardevoli, in rapporto con altri obelischi presenti nel preciso schema realizzato da G. B. Cipriani [13], lo pongono in terza posizione dopo il Lateranense e l’obelisco Vaticano (Figg. 9a - 9b). Ancora oggi sui lati Nord e Ovest del basamento è leggibile l’iscrizione con cui il princeps chiariva le ragioni della dedica (Figg. 10 - 11) “…Augusto…ha offerto questo dono al Sole per aver assoggettato l’Egitto al potere del popolo romano[14]. Viene indicato anche il periodo durante il quale avvenne il trasporto dall’Egitto vale a dire la XIV potestà tribunizia, esercitata dal Princeps tra il 1 luglio del 10 al 30 giugno del 9 a.C. Sempre sul basamento, questa volta verso il Tridente, si legge l’iscrizione che ricorda il ripristino dell’obelisco operato da Sisto V, mentre sul lato rivolto alla Porta Flaminia il testo è quello redatto dal Card. Antoniani[15].
Per le migliaia di spettatori romani questo obelisco, simile ad un trofeo, doveva suscitare il ricordo di una vittoria grandiosa. Un evento che, attraverso la dedica ex novo al Sole, celebrava un rinnovato equilibrio cosmico i cui effetti si rispecchiavano nella stabilità politica realizzata da Ottaviano Augusto, un uomo natus ad pacem, destinato pertanto ad alimentare una ricca tradizione di leggende intorno alla sua persona e in definitiva a favorire il culto imperiale.
E’ probabile che sulla sommità della guglia venisse collocata una sfera di bronzo sormontata da un puntale, simile a quella che ci è giunta integra (Fig. 12), pertinente però all’obelisco vaticano[16], per meglio rappresentare l’emblema solare. 
  Obelisco Flaminio, Roma. Lato Sud
 

Fig. 06 - Trasporto degli obelischi per via fluviale e per via marittima da un’incisione di Athanasius Kircher
 
Fig. 17 - Il lato sud dell'Obelisco Flaminio con le altre due colonne di iscrizioni redatte da Sethi I
[Puoi guardare questa foto nei particolari, godendoti ogni suo dettaglio, facendo "clic" su di essa. Per meglio comprendere come utilizzare questa funzione fai clic QUI. Foto di A. Corrao © 2009]

 
D’altronde numerosi richiami al simbolismo dei pianeti erano già presenti lungo la spina del Circo Massimo (fig. 13): le sette uova e i sette delfini come contagiri, il sacello di Venere Murcia protettrice del luogo ove era sorto il Circo, un tempietto dedicato ai Dioscuri, un’edicola per il dio Sole, per Nettuno, per Iuventas, oltre ad are votive e statue dorate di diverse divinità e di animali.
La spina è spesso riprodotta in mosaici, rilievi e monete per la sua straordinaria complessità. Il grande mosaico di Barcellona, gravemente frammentario, ne dà un’idea molto puntuale (fig. 14), anche se i dettagli si leggono meglio nella sua restituzione grafica[17] (fig. 15).
Dunque nulla di eccentrico nella scelta di far svettare un monumento tipico della devozione egizia nella porzione della spina decentrata verso la curva del Circo Massimo[18]. L’originale iniziativa dovette suscitare molta ammirazione se in seguito anche l’imperatore Costantino[19] decise di imitare Augusto in tutto e per tutto “integrando” quella dedica al Sole con un obelisco ancora più grande[20] intitolato alla Luna, asportato non integro[21] dal tempio di Ammon-Ra a Karnak.
Sulle quattro facce dell’obelisco Flaminio risultavano leggibili (fig. 16) - come appaiono ancora oggi - le iscrizioni geroglifiche dei faraoni della XIX dinastia[22].
 
 
Solarium Augusti in Campo Marzio   Ricostruzione ideale del Circo Massimo secondo Onofrio Panvinio  
 
Fig. 07 - Solarium Augusti in Campo Marzio
 
 
Fig. 08 - Ricostruzione ideale del Circo Massimo secondo Onofrio Panvinio
 
Dapprima Sethi I (regnante1294-1279 a. C.), rappresentato in forma di sfinge sul pyramidion, dispose i geroglifici su una sola colonna occupando in tutto tre lati. La faccia liscia dell’obelisco rivolta verso Oriente, cioè verso il Pincio, venne successivamente impiegata da suo figlio Ramesse II (r. 1279-1213 a. C.), anch’egli raffigurato come sfinge, ma l’iscrizione è disposta su tre colonne. Necessitando di maggiore spazio in favore di Merenptah (r. 1213-1203 ca.), figlio di Ramesse II, furono aggiunte altre due colonne che andarono ad occupare lo spazio di risulta sulle tre facce dell’obelisco con le iscrizioni redatte da Sethi I (fig. 17).
Vi leggiamo: Il cielo degli dei è soddisfatto per quello che fece il figlio del Sole Sethi I dagli spiriti di Eliopoli amato come il sole”. Il Faraone padre viene definito come “colui che riempie Eliopoli di obelischi perché i loro raggi possano illuminare il tempio di Ra”. Ramesse II viene indicato anche come “colui che produce monumenti innumerevoli come le stelle del cielo. Le sue opere raggiungono il cielo. Quando Ra brilla si rallegra a causa degli [obelischi] nel suo tempio di milioni di anni. Sua Maestà dice: Io adorno questo monumento per mio padre [Sethi I], per collocare il suo nome nel tempio di Ra"[23].
Dopo gli interventi edilizi di Augusto, vennero realizzati diversi restauri all’interno del Circo Massimo in settori guastati da un incendio del 36 d.C. Nefasto si rivelò l’incendio neroniano del 64 d.C. che si sviluppò nell’area dei vecchi horrea citati da Svetonio (Suet., Nero, 38.1) tra Palatino e Celio[24] (fig. 18) e che spinto da un forte vento divorò tutto il lato settentrionale (Tac., Annales, XV, 38).
Ancora peggiore risultò quello scoppiato sotto Domiziano (Suet., Domit., 5).
I lunghi lavori di ripristino si conclusero solo con Traiano tra il 100 e il 104, periodo cui si riferisce un sesterzio in bronzo (fig. 19) coniato per l’occasione[25] e nel quale la prospettiva a volo d’uccello rende visibile la spina del circo con il suo obelisco. I due obelischi, l’augusteo ed il costantiniano (fig. 20), rimasero al loro posto fino allo svolgimento dell’ultima corsa di carri sotto Totila (figg. 21 - 22), re dei Goti, nel 549 d.C. (Procop., Bell. Goth., III, 37, 4). Infine crollarono e vennero inghiottiti dalla profonda palude che aveva colmato la pista, restando sepolti per diversi secoli.
 
Daniela Bonanome
     
schema delle dimensioni dei fusti degli obelischi   schema delle dimensioni totali degli obelischi

 

A sinistra: Fig. 09A - Schema delle dimensioni dei fusti degli obelischi

In alto: Fig. 09B - Schema delle dimensioni totali degli obelischi
   
CIL VI, n. 701, faccia Nord   CIL VI, n. 701, faccia Sud
 fig. 10, CIL VI, n. 701, faccia Nord   fig. 11, CIL VI, n. 701, faccia Sud
  Fig. 12 - Sfera di bronzo con puntale, dalla sommità dell’obelisco vaticano
BIBLIOGRAFIA 
 
Sul Circo Massimo:
 
G. Lugli, Roma antica. Il centro monumentale, Roma 1946, pp. 599-606
A. Manodori, Anfiteatri, circhi e stadi di Roma, Roma 1982
P. Ciancio-Rossetto, Il Circo Massimo, l’origine dei ludi e della struttura circense, in Lo sport nel mondo antico, Roma 1987, pp. 93-102
P. Ciancio-Rossetto, "Circus Maximus" in Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. I, Roma 1993, pp. 272-277.
 
Sugli obelischi:
 
M. Mercati, De gli obelischi di Roma. Di monsg. Michele Mercati protonot. apostolico, Roma 1589
G. B. Cipriani, Su i dodici obelischi egizj che adornano la città di Roma, 1823
EAA, V (1963), pp. 617-618, s.v. Obelisco: S. Donadoni
C. D'Onofrio, Gli obelischi di Roma, Roma, 1967
Anne Roullet, The Egyptian and Egyptianizing Monument of Imperial Rome, Leiden 1972
L. Habachi, “I segreti degli obelischi”, Roma 1978
G. Cipriani, Gli obelischi egizi. Politica e cultura nella Roma barocca, Firenze 1993
J. C. Grenier, “Obeliscus”, in Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. III, Roma 1996, pp. 355-356
AA. VV., Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito, a cura di G. Gentili, Roma 2008
 
FONTI ICONOGRAFICHE:
 
Figg. 1; 4 da Manodori, pp. 141; 145;
Fig. 3, da Cipriani, fig. 15
Fig. 6, da Egitto a Roma, Obelischi. Libri e stampe dal fondo antico della Biblioteca, Roma 2004, p. 7, n. 1
Figg. 9a-9b, da G. B. Cipriani, tav. s.n.
Fig. 10, da CIL VI, p. 124, n. 701 a sinistra
Fig. 11, da CIL VI, p. 124, n. 701 a destra
Fig. 12, da Giulio Cesare. L’uomo, le imprese, il mito, a cura di G. Gentili, Roma 2008, p. 257, n. 145
Fig. 13, dall’Atlante di Frederik W. Van Loon, con incisioni di Joan Blaeu dal 1663 (Wikipedia)
Fig. 14, da J.C.Golvin, Les obelisques dressés sur la spina des grands cinque, in Le cirque et les courses de chars Rome-Byzance, Lattes 1990, pp. 49-54, p. 114, tav. II
Fig. 15, Lugli, fig. 183
Fig. 16, da Cipriani, fig. 37
Fig. 01; 2; 7; 8;13;19-22, dal web
  sfera di bronzo con puntale, dalla sommità dell’obelisco vaticano
Fig. 13 -  Il Circo Massimo in un’incisione di Joan Blaeu, ca. 1663
 
Il Circo Massimo in un’incisione di Joan Blaeu, ca. 1663
     
Sotto:
Fig. 14 - Mosaico di Barcellona, dalla domus di Gerona, fine IV sec. d. C.
 
Fig. 15 - Restituzione grafica del mosaico di Barcellona.
     
mosaico di Barcellona, dalla domus di Gerona, fine IV sec. d. C.

restituzione grafica del mosaico di Barcellona

   
DIDASCALIE
 
fig. 1, vestigia del Circo Massimo in una incisione di Onofrio Panvinio

fig. 1a, Circo Massimo e Palatino in una stampa del XVII secolo

fig. 2, plastico ricostruttivo del Circo Massimo

fig. 3, incisione di Ambrogio Brambilla, pubblicata nello Speculum Romanae Magnificentiae  (1581)

fig. 4 Piazza del Popolo, Roma.Il lato sud dell'Obelisco Flaminio. Foto di A. Corrao ©

fig. 5, l’obelisco lateranense in una stampa del XVII secolo

fig. 6, trasporto degli obelischi per via fluviale e per via marittima da un’incisione di Athanasius Kircher

fig. 7, Solarium Augusti in Campo Marzio

fig. 8, ricostruzione ideale del Circo Massimo secondo Onofrio Panvinio

fig. 9a, schema delle dimensioni dei fusti degli obelischi

fig. 9b, schema delle dimensioni totali degli obelischi

fig. 10, CIL VI, n. 701, faccia Nord

fig. 11, CIL VI, n. 701, faccia Sud

fig. 12, sfera di bronzo con puntale, dalla sommità dell’obelisco vaticano

fig. 13, il Circo Massimo in un’incisione di Joan Blaeu, ca. 1663

fig. 14, mosaico di Barcellona, dalla domus di Gerona, fine IV sec. d. C.

fig. 15, restituzione grafica del mosaico di Barcellona

fig. 16, restituzione dei geroglifici egizi dell’obelisco Flaminio in occasione della sua consacrazione a Ferdinando IV di Asburgo

fig. 17, Il lato sud dell'Obelisco Flaminio. Foto di A. Corrao ©

fig. 18, veduta del Circo Massimo con indicazione dell’ipotetico punto d’origine dell’incendio neroniano. Foto di Daniela Bonanome ©

fig. 19, sesterzio bronzeo di Traiano, sul rovescio il Circo Massimo

fig. 20, veduta prospettica del plastico del Circo Massimo

fig. 21, affresco di Luca Signorelli Come San Benedetto discopre la finzione di Totila, pertinente al ciclo di pitture nel Chiostro Grande dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, presso Asciano in Toscana

fig. 22, dettaglio del precedente

 

restituzione dei geroglifici egizi dell’obelisco Flaminio in occasione della sua consacrazione a Ferdinando IV di Asburgo

 

 

Fig. 16, restituzione dei geroglifici egizi dell’obelisco Flaminio in occasione della sua consacrazione a Ferdinando IV di Asburgo


   

Fig. 18 - Veduta del Circo Massimo con indicazione dell’ipotetico punto d’origine dell’incendio neroniano. Foto di Daniela Bonanome ©

In basso:

A Sx. Fig. 19 - Sesterzio bronzeo di Traiano, sul rovescio il Circo Massimo
A Dx. Fig. 20 - Veduta prospettica del plastico del Circo Massimo
  veduta del Circo Massimo con indicazione dell’ipotetico punto d’origine dell’incendio neroniano. Foto di Daniela Bonanome ©
   
Sesterzio bronzeo di Traiano, sul rovescio il Circo Massimo   Veduta prospettica del plastico del Circo Massimo
   
 affresco di Luca Signorelli Come San Benedetto discopre la finzione di Totila, pertinente al ciclo di pitture nel Chiostro Grande dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, presso Asciano in Toscana   affresco di Luca Signorelli Come San Benedetto discopre la finzione di Totila, pertinente al ciclo di pitture nel Chiostro Grande dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, presso Asciano in Toscana [dettaglio]
     

Fig. 21, Affresco di Luca Signorelli Come San Benedetto discopre la finzione di Totila, pertinente al ciclo di pitture nel Chiostro Grande dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, presso Asciano in Toscana

 

Fig. 22, Un dettaglio dello stesso affresco

     

NOTE

[1] E’ una delle fonti storiche dell’età rinascimentale che contiene un abbozzo di storia dell’Arte tra il Trecento ed il Quattrocento. Redatto in forma anonima è contenuto in un Codex detto appunto Magliabechiano. A proposito di questi monumenti egizi, notizie utili si colgono nella guida “Sugli obelischi di Roma”.
[2] L’obelisco, veniva chiamato dagli antichi egizi tekhen, ed era costituito dal fusto dhet, un monolito a quattro facce su base quadrata il cui fusto tende a rastremarsi, e dalla cuspide benben. Obeliscus, è il termine latino traslato dal diminutivo obelìskos del greco obelòs, spiedo. Altro termine del basso impero è agulia per dire ago. Veniva intagliato nella roccia, preferibilmente nel granito, per la sua durezza. Venne per la prima volta realizzato in forme monumentali dai faraoni della V dinastia (2494-2345 a.C.) per dedicarlo al dio Rā‛ ai lati dell’ingresso dei templi di Heliopolis, l’antichissimo borgo religioso noto come On, la Città del Sole. Successivamente (XVIII dinastia, 1570-1320 a.C.) venne lavorato in modo da terminare con una punta a cuspide (pyramidion) rivestita d’oro, richiamando la forma troncoconica della roccia primordiale detta Benben. Sulle tecniche di estrazione, trasporto ed erezione di questi monoliti si veda Habachi, in bibl., p. 11 ss. e p. 33. Si può consultare: http://it.wikipedia.org/wiki/Obelisco ed anche la voce enciclopedica http://dagr.univ-tlse2.fr/sdx/dagr/index.xsp s. v. Circus, da p. 1187 a 1201, tomo I, vol. 2. Per una carta distributiva degli obelischi di Roma si rimanda al link: http://www.romeartlover.it/Obelisks.html. Una fonte piuttosto ricca di contenuti testuali e di illustrazioni è la Historia de los Obeliscos Egipcios di Carlitos Lunghi visitabile interamente sul web: http://www.egipto.com/obeliscos/obeliskindexes.html
[3] I Mirabilia Urbis Romae erano le prime guide manoscritte (sec. XII), ricche di descrizioni e di aneddoti, spesso fantasiosi, che aiutavano i pellegrini ad orientarsi durante la visita alla città eterna. Dal XV secolo vennero diffuse in forma stampata. Predenti citazioni si trovano nei “ Cataloghi Regionari” del IV sec. d. C.
[4] Opera erudita incentrata sulle rovine della città, dunque ricca di riferimenti agli obelischi presenti a Roma, sulla base delle testimonianze precedenti. Su Andrea Fulvio si veda il link:http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Fulvio
[5] N.H., XXXVI, 69-71. Plinio parla, erroneamante, di un solo obelisco.
[6] Strabone, geografo greco, nel visitare l’Egitto nel 25 a.C., aveva notato già allora l’assenza dei due obelischi da Heliopolis (17.1.27).
[7] Un approfondimento sulle caratteristiche tecniche di queste poderose imbarcazioni si legge in Mercati, cap. XXIII, p. 206.
[8] Amm. Marc., Res Gestae XVII, 4, 12-13. Si vedano anche i paragrafi 6-11.
[9] Mercati, p. 207.
[10]Sulla diffusione dei monumenti egizi e la loro fortuna si veda ora Roullet, p. 14 ss.
[11] Sul Solarium Augusti si veda l’articolo di D. Bonanome, Horologium. La meridiana di Grottaferrata (Roma), tra gli approfondimenti, ivi bibl. prec. I
[12] Si veda a tal proposito il seguente link  http://it.wikipedia.org/wiki/Obelisco_di_Montecitorio
[13] Questi i dati relativi all’obelisco Flaminio: altezza m. 23,91; l’altezza complessiva di m. 36,43 si ottiene sommando il basamento sottostante; il peso è pari a 235 tonnellate. 
[14] Calabi Limentani, p. 111, p. 277, n. 66, CIL VI, 701; ILS 91.
[15] Si veda la IIa parte dell’articolo sugli interventi urbanistici di papa Sisto V, di prossima pubblicazione.
[16] L’obelisco fu fatto prelevare da Alessandria d’Egitto dall’imperatore Caligola, per decorare il circo che aveva costruito negli Horti Agrippinae, giardini disposti sulla riva destra del Tevere, un’area nota come Ager Vaticanus. Una serie di leggende d’origine medievale, poi rivelatasi priva di fondamento, alimentò la credenza che al suo interno si trovassero le ceneri di Giulio Cesare: C. Parisi Presicce in AA. VV.,Giulio Cesare, p. 257, n. 145.
[17]Lugli, in bibl., p. 604, fig. 183.
[18] Secondo altre ipotesi l’introduzione di elementi votivi egizi ed il moltiplicarsi di oggetti, manufatti e statue tipiche del pantheon egizio poteva essere stata incoraggiata anche da un crescente interesse nei confronti della consistente comunità egizia, così come dal prestigio di cui godeva la sua classe sacerdotale radicata e attiva nei diversi Isei diffusi a Roma. Su questo anche Roullet, cit. supra.
[19] In verità il grande obelisco tebano era destinato a Costantinopoli. La morte di Costantino nel 337 d. C. lasciò al figlio Costanzo II la possibilità di cambiare destinazione in favore di Roma, e perciò del Circo Massimo.
[20] Risulta il più alto fra gli obelischi esistenti a Roma, misura infatti metri 32,18 metri.
[21]La gigantesca mole del monolito aveva scoraggiato in precedenza lo stesso Augusto (Ammiano Marcellino, XVII, 4, 12 ss.). Costantino invece fece intraprendere le operazioni di smontaggio che costarono la rottura del basamento, una parte del quale è ancora in situ, con i segni lasciati dalle corde utilizzate in quell’occasione. Una volta issato sulla spina del Circo Massimo l’obelisco fu colpito da un fulmine attratto dalla presenza di un globo dorato sulla cuspide. Quest’ultima venne in seguito sostituita da un terminale bronzeo in forma di torcia.
[22] Sulla successione dinastica si veda il cap. XIII del Mercati.
[23]  I testi virgolettati corrispondono ad una traduzione non completa, tratta dal volume di Habachi, p. 100.
[24] Risulta difficile essere più precisi nella localizzazione, comunque si può consultare la tavola XXXV della Forma Urbis redatta dal Lanciani, in cui sono visibili tracce di edifici, probabilmente tabenae, visitando il link dedicato:http://sights.seindal.dk/photo/9960f.html
Per il problema più complesso circa la loro identificazione si rimanda alle ipotesi esposte nel Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. III, Roma 1996, p. 40, s.v. Horrea circa Domum Auream.
[25] Roman Imperial Coinage (RIC), London 1926-1984, n. 571; BMC 853. Per l’immagine del sesterzio si rimanda all’articolo “I rovesci architettonici dell’antica monetazione romana”, da cui si accede alla sotto-sezione “Circo Massimo” di R. Salati e L. Bassi : http://www.sesterzio.eu/rovesci/circo.htm
 

 

Share/Save/Bookmark
     
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

 


Copyright © 2007 ImagoRomae P.IVA 09861611003 info@imagoromae.com [mappa del sito]
Web design & development by  A.S.A.P. Informatica
Powered by PhotoExplorer