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ROMA SOTTERRANEA
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Di Paolo Cremisini
Apparato iconografico di Alfredo Corrao
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Pubblicato il 21 dicembre 2008 |
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Quando si parla di Roma sotterranea è necessario fare subito un distinguo: una cosa sono gli ambienti concepiti fin dall'inizio come tali (ad esempio le catacombe o gli ipogei) e un'altra quelli che solo in seguito e per le cause più diverse sono divenuti tali (penso alle chiese e ai palazzi interrati). Non si tratta unicamente di una distinzione di forma, ma di sostanza, in quanto l'atmosfera che vi si respira è profondamente diversa: nel primo caso essa è sostanzialmente quella che aveva voluto chi ha realizzato tali luoghi; nel secondo è qualcosa di completamente inatteso, frutto ad un tempo del caso e della volontà dell'uomo.
Per l'enorme casistica che offre Roma in entrambe le tipologie, ho preferito limitarmi ad esaminare solo due fra i tanti esempi possibili e li ho scelti soprattutto in base ad un criterio di "visibilità", essendo molti capolavori sotterranei di difficile se non impossibile accesso.
Accanto al Colosseo sorge la chiesa di S. Clemente, o piuttosto dovremmo dire, "sorgono le chiese di S. Clemente". Si tratta infatti di uno dei tanti esempi di "edificio su edificio", piuttosto comuni a Roma, ma che in questo caso raggiunge livelli di complessità e interesse unici.
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Antica incisione della Basilica di San Clemente
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L'attuale basilica di San Clemente
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La prima basilica ad essere dedicata a questo santo e Papa (il terzo in ordine cronologico) fu innalzata poco dopo il 380 d.C. Nel corso dei secoli fu arricchita e restaurata più volte, finché‚ nel 1084 subì un disastroso saccheggio da parte delle truppe di Roberto il Guiscardo. A questo punto si giudicò inutile rimetterla in sesto e, approfittando anche dell'innalzamento del terreno circostante, fu riempita con terra di riporto e sulla stessa vennero gettate le fondazioni di una nuova chiesa (ugualmente dedicata S. Clemente), che fu terminata intorno al 1100.
Passano gli anni, tanti, e arriviamo al XIX secolo, per l'esattezza al 1861, quando un Padre Irlandese (a questi religiosi era affidata all'epoca e tuttora lo è la chiesa) compì qualche scavo per conto suo e si rese conto di trovarsi dinnanzi a qualcosa di veramente straordinario, anzi unico. La notizia si diffuse rapidamente in tutto il mondo, con relativa pioggia di sottoscrizioni, grazie alle quali la superba basilica inferiore venne liberata quasi integralmente e vennero anzi scoperti, scavando ulteriormente, ambienti pagano-romani ancora più antichi.
Dato che la sola descrizione del complesso di S. Clemente comporterebbe, pur volendo restare comunque sul generico, almeno l'intero articolo, mi limiterò a descrivere una sola delle sue curiosità: l'affresco della leggenda di Papa Clemente e Sisinnio.
Si tratta del più antico esempio di testo scritto in volgare (l'italiano di allora), ritrovato a Roma e uno dei primi in assoluto. Ma ecco i fatti: Il Santo era riuscito a convertire al Cristianesimo la moglie del prefetto Sisinnio, tale Teodora. Un bel giorno il prefetto, insospettito dalle sue continue assenze, la pedinò, insieme con alcuni suoi servi.
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Quando vide che si riuniva per pregare il Cristo, furente ordinò ai servi di catturare il Papa e condurlo in carcere. Dio però non permise che ciò accadesse e istantaneamente accecò il nobile pagano e i suoi uomini. Ed è qui che entra in scena il "volgare", infatti, nella parte inferiore dell'affresco si vede che Sisinnio, per incitare i servi che invece del Papa trascinano una colonna, esclama: "Traite fili de le pute!" (Tirate, figli di puttana!) egualmente i servi tra loro "comunicano" in volgare: "Falite dereto colo palo Carvoncele" (Fatti dietro col palo, Carboncello) e un altro: "Albertel trai!" (Albertello, tira!). S. Clemente, invece, a dimostrazione della nobiltà e ieraticità della persona, si esprime in latino: "Duritiam cordis vestris meruistis trahere saxa" (Per la durezza del vostro cuore avete meritato di trascinare un sasso).
Se immaginate che questa scena di vivacità e colore decisamente moderni si trova a molti metri sotto il livello del suolo e che accanto a voi che l'ammirate scorre impetuoso un fiume sotterraneo, non credo di dovervi dire altro per solleticare la vostra curiosità.
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| L'affresco della leggenda di Papa Clemente e Sisinnio |
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Il mitreo di San Clemente (foto di A. Corrao)
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Passiamo ora a qualcosa che sotto vari punti di vista è l'esatto opposto di S. Clemente: il Carcere Mamertino, ossia la più antica prigione del mondo, un luogo concepito fin dall'inizio come luogo sotterraneo e destinato a far nascere non certo pensieri di speranza, bensì tetri pensieri di morte.
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Dopo una brevissima vita come cisterna d'acqua della Roma primitiva, infatti l'ambiente - tetro e angusto - fu adattato nel 600 a.C. dal re Anco Marzio a carcere e prese il nome di Tulliano.
Quando nel 100 a.C. viene costruita la cella superiore (Mamertino), assistiamo ad una sorta di specializzazione, infatti in quest'ultima vengono rinchiusi quelli che noi diremmo "detenuti in attesa di giudizio", mentre nell'altra, attraverso un foro aperto nel pavimento (e ancora oggi visibile), sono gettati i condannati a morte.
Come sempre succede, tra le migliaia di condannati anonimi che in quasi mille anni sono passati per quelle tetre mura, a noi resta memoria solo degli "ospiti eccellenti", che comunque non sono pochi: innanzitutto gli apostoli Pietro e Paolo (gli unici di questo breve elenco ad essere stati giustiziati altrove); poi, andando indietro nel tempo, Vercingetorige, re della Gallia (decapitato); Giugurta, re dei Numidi (morto per fame o strangolato) e Ponzio, re dei Sanniti (anch'esso decapitato).
Voglio concludere queste brevi note, ricordando che il Pascoli (un esempio estremamente raro di scrittore bilingue, in cui uno dei due idiomi è una lingua morta, nel caso specifico il latino) ha dedicato nell'opera "Storie di Roma", appunto in latino, un toccante capitolo dedicato alla incarcerazione e alla morte di Giugurta.
Per chi interessasse, ricordo che del volume esiste una ottima edizione economica della Rizzoli, con traduzione italiana a fianco.
Paolo Cremisini
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Il carcere mamertino
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