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SCHEDA TECNICA ANFITEATRO FLAVIO

 
 
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Giacomo Van Lint. Roma, il Colosseo
 Giacomo Van Lint. Roma, il Colosseo

 INTERVENTI IN FASE DI COMMISSARIAMENTO1

 
   
Le attività programmate nell’ambito del Commissariamento e in corso di realizzazione sono finalizzate all’ampliamento degli spazi fruibili e al miglioramento delle condizioni di decoro del percorso di visita nel Colosseo.
Entrambe le tipologie comportano attente operazioni di restauro conservativo e integrativo, dove necessario per la salvaguardia e comprensione delle originarie forme e soluzioni architettoniche e per la sicurezza dei visitatori, con utilizzo di materiali attentamente selezionati in conformità delle caratteristiche dello specifico spazio monumentale e delle funzionalità dei nuovi percorsi. Rientrano in tale ottica gli interventi in corso lungo il perimetro del piano dell’arena, posta in opera nel 2000, e all’estremità orientale dell’asse maggiore, nell’area in parte delimitata dallo sperone progettato da Raffaele Stern, coincidente con uno dei due accessi al piano dell’arena destinati ai protagonisti degli spettacoli.
Al termine dei lavori sarà offerta al pubblico la possibilità di accedere all’unica porzione dell’edificio pervenuta intatta nella sua struttura originaria, seppure con ampi rifacimenti successivi all’incendio del 217: gli ipogei orientali, destinati all’accesso di uomini e animali nei sotterranei, articolati lungo la galleria di collegamento tra l’Anfiteatro e il Ludus magnus in ampi ambienti destinati alla manovra di grandi montacarichi. All’interno di un ambiente sarà riproposta la funzione originaria: un ascensore consentirà, infatti, l’accesso ai sotterranei. Il cantiere qui attualmente attivo interessa lo spazio immediatamente sottostante il piano ricostruito dell’arena, all’interno del quale sono in via di definizione i percorsi di visita. Parte integrante di questi è l’ingresso orientale, in cui l’intervento di recupero ripropone le originarie successioni dei pilastri portanti in blocchi di travertino, spoliati a partire dall’età teodoriciana, e conformazione del fronte esterno: questo è delimitato da nuove cancellate, già poste in opera, prototipo delle future installazioni a chiusura delle arcate perimetrali del I ordine. In sintesi, sarà possibile, al termine dei lavori, accedere dal I ordine al piano dell’arena, da questo ai sotterranei e, ancora mediante ascensore, raggiungere l’area Stern, e viceversa.
Sotterranei e livelli superiori non sono mai stati aperti al pubblico: l’apertura di nuovi percorsi è, ormai, divenuta esigenza indifferibile anche in funzione di una più ampia e articolata gestione dei flussi turistici che, nel Colosseo, non registrano flessioni. All’interno degli spazi già fruibili, gli interventi sono orientati a incrementare il decoro e, di conseguenza, la godibilità dei luoghi: eliminazione di superfetazioni obsolete, posa in opera di elementi di arredo e funzionali all’incremento dell’informazione, omogeneizzazione delle barriere antiscavalcamento, sono oggetto di particolari attenzioni e puntuali interventi che, sottratti alla gradualità operativa finora forzosamente condotta nell’ambito ristretto dell’attività di manutenzione ordinaria, possono ora, grazie ai finanziamenti straordinari, trovare agile soluzione.
Fra le attività necessarie rientrano la pulitura e il restauro dei prospetti: particolarmente degradato il fronte settentrionale in blocchi di travertino, a immediato ridosso di un’arteria stradale di grande scorrimento; parimenti degradato il fronte opposto, ove le strutture in blocchi di tufo, in origine interne al monumento, ora perimetrali, mostrano in molti casi elevati livelli di erosione da agenti atmosferici.
L’intervento di pulitura eseguito lungo il fronte nord-occidentale negli anni ‘90 è stato assunto come prototipo per il prosieguo delle attività, che si connotano quale intervento di restauro di notevole complessità volto alla individuazione e alla pulitura ragionata, quindi diversificata, di superfici che conservano tracce della bimillenaria storia dell’edificio: dai segni, anche dipinti, apposti sui blocchi sbozzati quando erano ancora nella cava, ai graffiti redatti in epoca antica e post antica, ai segni degli incendi, come quello appiccato da Roberto il Guiscardo2, le cui tracce sono ben visibili su alcune arcate del I ordine. La pulitura ragionata interessa, oltre le facciate, l’interno del monumento; da qui si è partiti, attivando due diversi interventi: al I ordine, lungo l’ambulacro di accesso del pubblico, e al II, interessando l’area destinata alle mostre temporanee.
 

 
1. Sintesi del contributo di Rossella Rea in Roma Archaeologica – Interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico (secondo rapporto settembre 2009 – febbraio 2010) di Roberto Cecchi, Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia Antica - Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma

2. Avventuriero normanno (Hauteville-la-Guichard 1025 – Cefalonia 17 luglio 1085), sesto figlio di Tancredi d’Altavilla.
 

CENNI STORICI E VALUTAZIONI SULLA SICUREZZA STRUTTURALE3

 
La costruzione dell’Anfiteatro Flavio iniziò a partire dai primi anni dell’impero di Vespasiano (69-79 d.C.) nella vallata tra la Velia, il colle Oppio e il Celio, in cui si trovava un lago artificiale fatto scavare da Nerone per la propria Domus Aurea. La prima inaugurazione avvenne dopo circa dieci anni di lavori, sotto l’imperatore Tito, anche se la configurazione completa dell’opera si raggiunse solo con Domiziano (81-96 d.C.). Domiziano fece, in particolare, innalzare l’ultimo ordine corrispondente alla parete d’attico ed al porticato di sommità, e costruire le strutture dei sotterranei dell’arena.
L’Anfiteatro ha dimensioni massime in pianta pari a circa 188 m per 156 m, ed un’altezza di 48,50 m rispetto alla quota d’ingresso dalla piazza. Dagli studi effettuati è emerso come il monumento sia fondato su un unico getto di calcestruzzo romano (opus caementicium), formato principalmente con inerti tufacei e leucitici e livellato da uno strato di blocchi di travertino, che ha la forma di una corona ovale di spessore medio pari a circa 12 m. La struttura in elevazione è invece formata da 80 setti radiali di altezza variabile, collegati con le pareti perimetrali da volte in calcestruzzo.
Roma Antica - Colosseo
 
I setti sono prevalentemente realizzati in calcestruzzo e rivestiti con paramento di mattoni, mentre la parete perimetrale, che si sviluppa secondo una direttrice ovale, è in opera quadrata di travertino e si compone di tre ordini di ottanta arcate su pilastri, sopra alle quali si sovrappone la parete dell’attico. Nella situazione attuale sono mancanti, in corrispondenza dei settori meridionali del monumento, i due ordini esterni di arcate.
Il processo naturale di degrado dei materiali e delle strutture non è l’unica causa dei crolli e delle trasformazioni che hanno portato l’anfiteatro alla sua attuale conformazione. I terremoti, e i conseguenti restauri dei dissesti subiti, sono ritenuti in particolare i maggiori responsabili del cambiamento delle strutture originarie fino alla consistenza attuale. Al sisma del 484 d.C. è, ad esempio,attribuita la causa dei crolli che compromisero seriamente gran parte delle strutture della sommità e della cavea dell’Anfiteatro, che furono in seguito solo parzialmente restaurate.
Nei secoli successivi, l’Anfiteatro perse la sua originaria destinazione d’uso e venne adibito a vari usi quali ricovero di animali ed abitazione; successivamente venne utilizzato come cava per le nuove costruzioni. È generalmente riconosciuto che il maggior grado di dissesto delle strutture si raggiunse nel XIV secolo, anche a seguito dei danneggiamenti conseguenti il terremoto del 1349; a partire da questo periodo, risultano mancanti parte degli ambulacri esterni, ampie porzioni della cavea nei settori meridionali prossimi all’asse maggiore e parte delle volte della metà settentrionale del porticato della cavea.
Il degrado strutturale del monumento continuò fino al XIX secolo quando, in contemporanea ai primi lavori di sterro e di scavo archeologico, si avviarono i restauri e le ricostruzioni promosse dallo Stato Pontificio e dal governo napoleonico. Il primo intervento, risalente al 1806 ed eseguito da Raffaele Stern, riguardò la realizzazione di un contrafforte in mattoni, tangente alla porzione residua del settore orientale, per contrastare le evidenti deformazioni degli archi marginali. Vennero inoltre realizzati dei setti radiali in muratura al fine di ripristinare il collegamento tra la facciata e gli ambulacri interni. Negli anni successivi, sotto la direzione di Giuseppe Valadier, continuò il restauro delle strutture del contiguo settore Sud con l’inserimento di catene metalliche di collegamento tra i muri radiali e i pilastri.
In corrispondenza del margine occidentale della facciata, che mostrava gli stessi problemi di stabilità dell’estremità orientale, nel 1824 fu decisa la costruzione di un doppio sperone, in muratura di mattoni su basi di travertino. Vennero inoltre ricostruite le volte ambulacrali crollate e inserite delle catene radiali al fine di ripristinare il collegamento tra la facciata, la parete intermedia e i muri radiali.
Nel 1852, l’intervento dell’arch. Lucio Canina ripristinò la continuità del fronte meridionale della parete esterna, tramite la completa ricostruzione dei pilastri mancanti del I e del II ordine. Allo scopo, inoltre, di ripristinare il collegamento della parete esterna settentrionale con le strutture della cavea, furono messe in opera quattro ordini sovrapposti di catene metalliche sullo sviluppo di 8 fornici.
Gli interventi strutturali più recenti risalgono al 1979 quando vennero consolidati con iniezioni di resina alcuni pilastri del settore orientale, già oggetto di intervento da parte di Valadier.
Ancora oggi, una delle sezioni dell’Anfiteatro che mostra maggiori criticità risulta essere proprio quella orientale anche a causa dell’esistenza di fenomeni di dissesto legati a cedimenti del terreno di fondazione. Dai sondaggi geotecnici effettuati è, infatti, emerso che le fondazioni poggiano su un suolo eterogeneo, meno rigido e resistente in corrispondenza del settore meridionale rispetto a quello settentrionale. Questa particolare conformazione litologica si ritiene possa essere la causa del maggior numero di crolli registrati nei settori meridionali anche in seguito agli eventi sismici; probabilmente ciò è stato causato da un diverso fenomeno di amplificazione dell’azione sismica legato alla disomogeneità del terreno di fondazione.
 


3. Sergio Lagomarsino e Stefano Podestà in Roma Archaeologica – Interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico – op.cit.
 
Fonte: MiBAC / Comune di Roma
 
Il colosseo visto dal Palatino , cartolina spedita il 5 gennaio del 1924
 
Colosseo e la meta Sudans ripresi dalle pendici del Palatino in una foto di circa il 1870-1880. La valle dell'Anfiteatro con la meta Sudans e l’Arco di Costantino in una foto di circa il 1880.
 
Il Colosseo e la meta Sudans ripresi
dalle pendici del Palatino in una foto di circa il 1870-1880.
 
 
La valle dell'Anfiteatro con la meta Sudans
e l’Arco di Costantino in una foto del 1880
circa.
Veduta del Colosseo dall’alto in una foto di circa il 1880. A sinistra la collina della Velia; dietro gli alberi il fronte delle case di via del Colosseo e di via della Polveriera. A destra il Convento di Santa Maria Nova che occupa la platea del Tempio di Venere e Roma. La valle dell’Anfiteatro con lo sfondo dei Colli Albani in una foto del 1895, durante gli scavi Gatti che liberarono il fronte del Colosseo verso l’Esquilino.
 
Veduta del Colosseo dall’alto in una foto di circa il 1880. A sinistra la collina della Velia; dietro gli alberi il fronte delle case di via del Colosseo e di via della Polveriera. A destra il Convento di Santa Maria Nova che occupa la platea del Tempio di Venere e Roma.
 
 
La valle dell’Anfiteatro con lo sfondo dei Colli Albani in una foto del 1895, durante gli scavi Gatti che liberarono il fronte  del Colosseo verso l’Esquilino.
L’arena del Colosseo completamente interrata. Ai bordi le quattordici edicole della via Crucis costruite dopo che Benedetto XIV (1740-1758) aveva consacrato l’Anfiteatro alla passione di Gesù dichiarandolo sacro per il sangue che vi avrebbero versato i martiri cristiani. Circa 1870. Veduta aerea della valle dell’Anfiteatro con il basamento del colosso di Nerone, la meta Sudans e l’Arco di Costantino in una foto di circa il 1895.
 
L’arena del Colosseo completamente interrata. Ai bordi le quattordici edicole della via Crucis costruite dopo che Benedetto XIV (1740-1758) aveva consacrato l’Anfiteatro alla passione di Gesù dichiarandolo sacro per il sangue che vi avrebbero versato i martiri cristiani. Circa 1870.
 
Veduta aerea della valle dell’Anfiteatro con il basamento del colosso di Nerone, la meta Sudans e l’Arco di Costantino in una foto di circa il 1895.
 
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