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IL RIONE TESTACCIO A ROMA:

UN PERCORSO NELLA STORIA 

 

 

Di Alice Ancona; Alessia Contino; Lucilla D’Alessandro  Pubblicato il 25 agosto 2008

 

 

 

 
 

Premessa

Il rione Testaccio rappresenta un’area di grande interesse, per le numerose testimonianze archeologiche e storiche che conserva.
Per questo motivo, esso è stato oggetto di un progetto di musealizzazione diffusa, promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, anche in considerazione delle scoperte effettuate durante le indagini preliminari per la costruzione di un nuovo mercato rionale, tuttora in corso. Tali evidenze saranno infatti musealizzate, andando a convivere con la struttura funzionale del mercato, e, poiché documentano significativamente la complessa vicenda storica e paesaggistica dell’area dall’antichità all’epoca contemporanea, saranno deputate ad introdurre il percorso diffuso nel rione (Fig. 1).

 

Indicazione di alcuni elementi del percorso museale diffuso nel rione Testaccio 

Fig. 1: Indicazione di alcuni elementi del percorso museale diffuso nel rione Testaccio.
1- Nuovo Mercato di Testaccio; 2 – Strutture del porto fluviale; 3 – Porticus Aemilia; 4 – Monte Testaccio; 5 – Ex-Mattatoio; 6 – Edifici ex-IACP; 7 – Cimitero Acattolico; 8 – Mura Aureliane; 9 – S. Maria Liberatrice; 10 – Campo sportivo A.S. Roma;
11 – Caserma VV.FF., nei pressi dell’edificio delle Poste e Telegrafi (Foto Ikonos 1998).

 

Il progetto

Il paesaggio naturale e antropico dell’area, una piana sita tra l’Aventino e il Tevere, è profondamente mutato nel corso del tempo: da quartiere urbano con funzioni portuali e commerciali in età romana, tra la media repubblica e l’impero, il Testaccio si è trasformato in campagna nei secoli del Medioevo, fino a quando, alla fine dell’Ottocento, la zona è tornata ad essere nuovamente edificata, nel quadro di una “rifunzionalizzazione” economica e insediativa.
Il percorso museale diffuso, centrato su un apparato didattico (pannellistica, brochure, iniziative di divulgazione) strutturato e approfondito, ma al contempo snello, intende raccontare questi cambiamenti, snodandosi attraverso il rione Testaccio secondo un itinerario cronologico che interessi i resti antichi, gli edifici e i luoghi moderni di interesse storico. Tale itinerario sarà strutturato in modo da permettere una naturale suddivisione in sottopercorsi (età romana: paesaggio urbano antico; età medievale e moderna: paesaggio rurale; età contemporanea: paesaggio urbano moderno), affinché risulti più agevole e modulabile in base alle aspettative e agli interessi dei fruitori, garantendo allo stesso tempo una struttura logica, coerente ed esaustiva circa l’aspetto o il periodo d’interesse.

 

Tabella 1: il percorso museale in sintesi

 

Sezione del percorso

Evidenze archeologiche architettoniche e paesaggistiche

 

Funzione
Paesaggi del Testaccio nei secoli

Nuovo Mercato Testaccio: area archeologica e sala espositiva

Complessa stratificazione urbana dall’antichità ai nostri giorni: dai magazzini antichi all’urbanizzazione contemporanea attraverso la ruralizzazione dell’area in epoca moderna.

Paesaggio urbano antico

Strutture portuali dell’ Emporium

Strutture portuali

Porticus Aemilia

Strutture d’immagazzinamento (o portuali ?)

Monte dei Cocci

Discarica organizzata di anfore

Mura Aureliane

Struttura difensiva

Edifici d’interesse siti nelle immediate adiacenze

Piramide

Edificio funerario inglobato nel circuito delle Mura Aureliane

Paesaggio rurale tra età medievale e moderna

Monte dei Cocci

Elemento paesaggistico

Arco di S. Lazzaro

Tappa del percorso delle Sacre Rappresentazioni verso il Calvario (Monte dei Cocci)

“Grotte” del Monte dei Cocci

Cavità artificiali ricavate nei fianchi del Monte e utilizzate come cantine

Cimitero Acattolico

Spazio funerario

Paesaggio urbano moderno e contemporaneo

Ex-Mattatoio e sede del MACRO

Struttura funzionale, trasformata in sede museale

Piazza Mastro Giorgio

Quartiere ICP (prima fase di urbanizzazione del quartiere)

Santa Maria Liberatrice e Oratorio Salesiano

Edificio religioso e pertinenze

Piazza Santa Maria Liberatrice e giardino famiglia Di Consiglio

Spazio urbano con memorie del tessuto sociale

Edifici ex-ICP, via Marmorata 169

 

Quartiere ICP (prima fase di urbanizzazione del quartiere)

Edificio in via Marmorata 149

Palazzi del Ventennio (seconda fase di urbanizzazione del quartiere)

Cimitero di guerra del Commonwealth

Spazio funerario

Campo della A.S. Roma

 

Infrastruttura

Caserma dei Vigili di Via Galvani

Infrastruttura funzionale

Edifici d’interesse siti nelle immediate adiacenze

Edificio delle Poste (1933-1935) degli architetti A. Libera e M. De Renzi

Edificio funzionale

 

Il racconto si snoda a partire dai resti dell’antico porto fluviale, l’Emporium, e delle relative infrastrutture, trasferiti dal Foro Boario nella pianura subaventina, sino ad allora sostanzialmente sgombra, a partire dal principio del II secolo a. C., per far fronte alle accresciute esigenze di Roma a seguito della vittoria nella seconda guerra punica. Tali evidenze sono talvolta ben conservate anche in elevato, come nel caso della controversa Porticus Aemilia, nota anche dalle fonti, cui sono stati attribuiti i resti monumentali riconoscibili lungo le vie Florio, Branca, Rubattino e Vespucci (Fig. 3).
L’edificio misurava 487 x 60 m: lo spazio era suddiviso in 50 navate, coperte da volte a botte e digradanti verso il Tevere. Il pavimento era in terra battuta e l’alzato in opera incerta di tufo, riferibile, presumibilmente, ad un intervento del 174 a. C., mentre le primitive strutture, che secondo le fonti vennero realizzate dagli edili curuli del 193 a. C., Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo, erano probabilmente in materiale deperibile. Recenti studi, tuttavia, sulla base del confronto con alcuni edifici greci di età ellenistica, hanno ascritto tali resti all’arsenale della città (navalia), piuttosto che a un’istallazione per l’immagazzinamento, quale appunto la Porticus Aemilia, datandoli peraltro alla seconda metà del II secolo a. C.
Ad ogni modo, le evidenze archeologiche individuano immediatamente il carattere dell’area in età romana, testimoniando l’importanza delle installazioni portuali per lo sviluppo urbanistico della piana.

La più significativa e singolare testimonianza del fervore economico dell’area in età romana resta tuttavia il “Testaccio” o “Monte dei Cocci”, antica discarica di anfore, che dà il nome anche al rione moderno e ne caratterizza il paesaggio, avendone alterato sostanzialmente l’originario aspetto geomorfologico (Fig. 4). Il monte, alto circa 30 m, è per lo più costituito da anfore provenienti dalla Spagna, e più precisamente dalla regione della Baetica, il cui contenuto era l’olio destinato alle distribuzioni annonarie.
Tali anfore, di datazione compresa tra I e III secolo d. C., venivano svuotate al loro arrivo a Roma e smaltite in maniera sistematica, attraverso la riduzione in cocci e l’accatastamento per piattaforme a gradoni, che nel tempo hanno costituito l’odierna altura artificiale (Fig.5).
La musealizzazione del Monte, oggi di fatto isolato dal contesto rionale e cittadino, costituirà l’occasione per comprendere l’importanza e il volume dei traffici portuali che interessarono l’Emporium.
L’area del Testaccio venne inglobata all’interno delle Mura Aureliane, realizzate tra il 271 e il 279 d.C. (Fig. 6
e Fig. 7) Nel circuito di esse, presso la Porta Ostiensis, venne anche inserita la Piramide di C. Cestius, monumento funebre di età augustea.
La creazione delle Mura Aureliane comportò cambiamenti rilevanti nelle relazioni tra l’abitato, il Tevere e il porto, come suggerisce anche il fatto che la costruzione di esse coincise grosso modo con la fine degli scarichi sul Monte Testaccio: i collegamenti tra le attrezzature fluviali e i magazzini furono interrotti, ma, al tempo stesso, la pianura subaventina venne in qualche modo ad essere protetta dai caratteri più distruttivi degli eventi alluvionali.
Le Mura Aureliane, che determinarono l’inclusione del territorio del Testaccio nella città antica e che rimasero un segno forte nel paesaggio, potranno contribuire ad illustrare, nel percorso, il concetto di spazio urbano che caratterizzò il quartiere in epoca romana e poi, nuovamente, in età contemporanea.
Nei secoli del Medioevo, invece, la pianura subaventina, dopo l’abbandono delle strutture portuali e commerciali in epoca tardo-antica, si andò connotando come un’area suburbana: il territorio venne destinato all’impianto di orti e vigne, che obliterarono i resti delle strutture romane. Numerosi sono i documenti che citano l’area, facendo riferimento ad essa come ad una zona rurale.
In particolare, la prima attestazione nota del nome di Testaccio, altrimenti sconosciuto alle fonti antiche, risale all’VIII secolo ed è contenuta in un’epigrafe conservata nel portico di Santa Maria in Cosmedin, da cui dipendeva l’amministrazione ecclesiastica della pianura subaventina: si tratta appunto di una donazione di vigne qui sunt in Testacio alla diaconia (Fig. 8).

 
In basso: Fig. 4 - “Monte dei Cocci”. Veduta generale.

 

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Particolare del plastico di Roma imperiale inerente il Testaccio visto dal Tevere

 

Fig. 2: Particolare del plastico di Roma imperiale inerente il Testaccio visto dal Tevere

Fig. 3: Resti monumentali della Porticus Aemilia. 

 

 

 
"Monte dei Cocci", a huge pile of discarded amphorae 

 

In alto: Fig. 5 - “Monte dei Cocci”. Particolare con affioramento di frammenti d’anfora.  

 

Nei secoli del Basso Medioevo, il Testaccio era una zona suburbana, particolarmente nota perché vi si celebravano i giochi del Carnevale, tradizione che perdurò fino al XV secolo quando il papa Paolo II ne decise lo spostamento al Corso.
Durante la Settimana Santa, inoltre, sfruttando le opportunità scenografiche offerte dal paesaggio, si svolgevano nell’area le Sacre Rappresentazioni, in cui il Monte dei Cocci fungeva da Calvario: tappa del percorso processionale era, tra le altre, il fornice sito su via Marmorata, ai piedi del Monte Aventino, oggi noto come Arco di S. Lazzaro, poiché, secondo le fonti, vi sorgevano un lazzaretto ed una cappellina (Fig.9). A partire dal XVII secolo, poi, vennero ricavate alla base del Monte dei Cocci le “grotte”, depositi di vino, che sfruttavano il microclima creato dalla circolazione dell’aria all’interno della struttura costituita da frammenti anforacei: esse si collegavano alla presenza intensiva di vigne, che caratterizzavano il paesaggio in epoca moderna, come testimonia la cartografia storica (Fig. 10).
La prima attestazione delle “grotte” risale al 1667, mentre l’ultima concessione pertinente ad esse risale al 1685. La presenza delle cantine e dei “prati del popolo romano” fece dell’area un luogo di diporto e di scampagnate, la cui tradizione durò sino al 1870.
Oggi le “grotte” sono relativamente fruibili, in quanto per lo più destinate ad ospitare locali pubblici, in alcuni dei quali sono visibili le pareti interamente costituite da frammenti di anfore: esse possono pertanto suggerire il cambiamento paesaggistico e funzionale che il rione conobbe in epoca medievale e moderna (Fig. 11).
Dal XVIII secolo, inoltre, una parte della piana destinata ad uso pubblico, i cosiddetti “prati del popolo romano, forse menzionati già in una bolla papale del 1217, venne destinata ad accogliere le spoglie delle persone di religione protestante: sorse così il Cimitero Acattolico di Roma, noto al principio con il nome di “Cimitero degli Inglesi”. Il cimitero nacque nel Settecento, forse per la presenza a 

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Fig. 6 - Mura Aureliane in direzione della Piramide.

Roma dal 1717 di Giacomo III Stuart e della sua corte, da una particolare dialettica tra discriminazione e privilegio, per cui se l’“eretico”, per il quale era vietata la sepoltura in chiesa, andava confinato in una zona marginale e rurale, la dignità dei defunti rendeva tuttavia disdicevole anche l’inumazione con le meretrici, i suicidi e coloro che genericamente avevano rifiutato i sacramenti, di solito seppelliti presso il Muro Torto. Dal punto di vista paesaggistico, il luogo si configurava come un parco, che in parte conservava l’originario carattere dei “prati del popolo romano” e in parte ricordava il cimitero-giardino in uso dalla metà del XVIII secolo nell’Europa protestante (Figg. 12, 13, 14). Il cimitero, già ben segnalato nella letteratura turistica e frequentato da numerosi visitatori, potrà dunque esprimere appieno, in quanto luogo destinato al confinamento del diverso, il carattere di marginalità che il territorio del Testaccio ebbe rispetto alla compagine urbana in età moderna.

 

ROME - Part of the 3rd century Aurelian Wall that circled Rome in the Testaccio neighborhood

 
Fig. 7: Un'altra veduta delle Mura Aureliane vicino la Piramide (foto da Archeofoto.it)
 
Epigrafe da S. Maria in Cosmedin.   Arco di S. Lazzaro.
     
Moderno locale in una grotta del “Monte dei Cocci”.   Area del Testaccio nella pianta di Roma di G. B. Falda (1676).
     
Dall'alto, in senso orario: Fig. 8 - Epigrafe da S. Maria in Cosmedin / Fig. 9 - Arco di S. Lazzaro / Fig. 10 - Area del Testaccio nella pianta di Roma di G. B. Falda (1676) / Fig. 11 - Moderno locale in una grotta del “Monte dei Cocci”.
 
Il nuovo ruolo di capitale d’Italia innescò a Roma un intenso processo di cambiamento del tessuto cittadino, che investì la pianura del Testaccio. L’area venne infatti identificata come zona destinata ad ospitare gli stabilimenti industriali e le abitazioni operaie, recuperandone in parte l’antica funzione economica, ma determinandone l’isolamento rispetto ai quartieri destinati all’edilizia residenziale.
Questa scelta venne fatta in virtù della fisionomia del Testaccio, non particolarmente soggetto ad alluvioni, come dimostra il fatto che la piana subaventina non risulti inserita nelle moderne mappature delle inondazioni del Tevere, e privilegiato negli scambi commerciali, per la posizione rispetto al fiume, navigabile fino a quel tratto, e alla linea ferroviaria Roma-Civitavecchia.
Il progetto fu attuato interamente solamente con riguardo alle strutture del nuovo Mattatoio e del Campo Boario (Fig. 15), che vennero realizzate in tre anni, al termine dei quali, nel 1891, fu inaugurato un impianto moderno e funzionale, mentre gli alloggi e le infrastrutture (rete idrica, elettrica, fognaria, etc.) rimasero carenti determinando condizioni di vita precarie e inadeguate. Sin dal principio, tuttavia, notevole fu l’attivismo delle istituzioni assistenziali laiche ed ecclesiastiche nell’area (Fig. 16). Il regime fascista contribuì in parte all’espansione edilizia, come ancora oggi testimoniano le architetture di alcuni edifici del quartiere, alloggi ed infrastrutture. Nel 1929 venne inaugurata tra via Marmorata e via Galvani, la caserma dei Vigili del Fuoco (Fig. 17) e, nel 1935, ai limiti del quartiere, l’edificio delle Poste degli architetti A. Libera e M. De Renzi (Fig. 18), mentre ulteriori fabbricati a destinazione abitativa furono realizzati tra il 1929 e il 1930 su progetto dell’ingegner I. Sabbatini.
In particolare, alcuni notevoli edifici su via Marmorata e via Vanvitelli testimoniano il graduale inserimento nel quartiere dei ceti medi impiegatizi e la progressiva perdita del carattere operaio originario (Fig. 19).

 

Tomba di Lady Temple nel Cimitero Acattolico (E. G. Göthe, 1810).

 

Il Mattatoio (G. Ersoch, 1888-1891). Particolare.

 

Tomba del poeta inglese J. Keats (1795-1821) nel Cimitero Acattolico.

 

 

Tomba di E. Story, cd. “Angelo del Dolore”, nel Cimitero Acattolico (W. W. Story, 1895).

 
Dall'alto, in senso orario: Fig. 12 - Tomba di Lady Temple nel Cimitero Acattolico (E. G. Göthe, 1810) / Fig. 13 - Tomba del poeta inglese J. Keats (1795-1821) nel Cimitero Acattolico / Fig. 14 - Tomba di E. Story, cd. “Angelo del Dolore”, nel Cimitero Acattolico (W. W. Story, 1895) / Fig. 15 - Il Mattatoio (G. Ersoch, 1888-1891). Particolare.
 
Il territorio del Testaccio, con Roma capitale, venne dunque ad essere restituito alla città costruita, dopo secoli di ruralizzazione. Nei pressi del Cimitero Acattolico, fra le pendici del Testaccio e le Mura Aureliane, forse proprio in virtù della presenza dell’antico luogo di sepoltura per gli stranieri, sorse, tuttavia, il Cimitero di guerra del Commonwealth, destinato ai militari caduti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale (Fig. 20).
Oggi il quartiere ha gradualmente trasformato il suo tessuto, accogliendo e metabolizzando realtà diverse nel fermento culturale degli ultimi decenni, testimoniato dalla presenza di associazioni e istituzioni culturali di primaria importanza, come il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) e l’Istituto Europeo di Design (IED). Recentemente si è venuto inoltre connotando come uno dei centri della movida romana.
L’ex-Mattatoio, gli edifici ex-IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), la chiesa di Santa Maria Liberatrice e l’Oratorio Salesiano potranno pertanto testimoniare la realizzazione del moderno quartiere Testaccio tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, evidenziando non solo le scelte architettoniche ed urbanistiche, ma anche le strutture sociali ed economiche che ne hanno caratterizzato la nascita ed i conflitti che l’hanno accompagnata, mentre gli edifici in Via Vanvitelli e in Via Marmorata, il giardino Di Consiglio, dedicato ai martiri testaccini delle Fosse Ardeatine, il campo dell’A.S. Roma (Fig. 21), le sedi delle istituzioni culturali potranno illustrare le modificazioni che hanno caratterizzato il quartiere nell’ultimo secolo, nonché i nuovi orientamenti culturali di esso.

 

Casa dei bambini e ambulatorio in un condominio popolare di Testaccio.

In alto: Fig. 16 - Casa dei bambini e ambulatorio in un condominio popolare di Testaccio / A destra: Fig. 17: Caserma dei Vigili del Fuoco / In basso: Fig. 18 Edificio delle Poste (A. Libera e M. De Renzi, 1933-1935).

  Caserma dei Vigili del Fuoco.
Edificio delle Poste (A. Libera e M. De Renzi, 1933-1935).
   
Edificio di via Marmorata nr. 149 (I. Sabbatini, 1928). itero di Guerra del Commonwealth.

 

Fig. 19: Edificio di via Marmorata nr. 149 (I. Sabbatini, 1928).

Fig. 20: Cimitero di Guerra del Commonwealth.
 

Il campo di calcio dell'A.S. Roma a Testaccio nel 1929. Foto Regia Aeronautica

Fig. 21: Il campo di calcio dell'A.S. Roma a Testaccio nel 1929. Foto Regia Aeronautica

 

Per saperne di più:

Ancona A., Contino A., “Progetto di musealizzazione e fruizione del quartiere di Testaccio: una riqualificazione urbana attraverso il recupero dell’identita’ storico-culturale”, in Blázquez Martínez J.M., Remesal Rodríguez J., Estudios sobre el Monte Testaccio (Roma) IV, Instrumenta, Barcellona 2007, pp. 401- 426.

Ancona A., Contino A., D’Alessandro L., “Dalla città antica alla città moderna tra identità e discontinuità: l’area archeologica sotterranea presso il Nuovo Mercato e il percorso museale nel rione Testaccio”, in Travaglini C. (a cura di), Atlante storico-ambientale dell’Ostiense-Testaccio (in corso di pubblicazione).

Contino A., D’Alessandro L., “Nuovo Mercato Testaccio: prospettive di valorizzazione delle recenti indagini archeologiche”, in Analecta Romana Instituti Danici 32, 2006, pp. 51-65.

Sebastiani R., Serlorenzi M. (a cura di), “Indagini archeologiche al Nuovo Mercato di Testaccio a Roma”, in Associazione Italiana di Archeologia Classica News 2, 2007, pp. 3-7.

Sebastiani R., Serlorenzi M. (a cura di), “Il progetto del Nuovo Mercato di Testaccio”, in Workshop di Archeologia Classica 5, 2008 (in corso di pubblicazione).

 

Foto (ove non diversamente specificato) di A. Ancona, A. Betori, A. Contino, L. D’Alessandro

 

 

Appendice fotografica
 
1870 - I "prati" di Testaccio

 

1870 - I "prati" di Testaccio

 

   
Testaccio in una incisione di G. Vasi (1765). Fotografia aerea del quartiere (1941)

 

Testaccio in una incisione di G. Vasi (1765).

Fotografia aerea del quartiere (1941)
   
Campo Testaccio, il campo "storico" della A.S. Roma, in una foto aerea. Una moderna veduta aerea del quartiere.

 

Testaccio, con in primo piano il campo "storico" della A.S. Roma in una foto aerea degli anni '30 del Novecento.

Una moderna veduta aerea del quartiere.
   
Scavi sul Monte dei Cocci
Particolare degli scavi

 

Scavi sul Monte dei Cocci (foto da Roma Shel MMV)

Particolare degli scavi (foto da Roma Shel MMV)
   
Reperti Particolare di una epigrafe

 

I reperti dopo la pulizia (foto da Roma Shel MMV)

Particolare di una epigrafe (foto da Roma Shel MMV)

 

 
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