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LE TORRI DI ROMA
 
Apparato iconografico a cura di Alfredo Corrao
 
Pubblicato il 28 maggio 2009
 

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Racconta Gregorovius, il grande storico tedesco profondo conoscitore della Roma dell'Età di mezzo, che nel medioevo l'Urbe innalzava al cielo circa novecento torri, di cui trecento appartenevano alla cinta delle mura e le altre seicento erano divise in parti uguali tra torri baronali e di proprietà ecclesiastica. Sempre il Gregorovius ci precisa che i luoghi scelti per erigere questi capisaldi di difesa erano legati ai ruderi più imponenti dell'antichità, i quali, oltre a fornire materiale da costruzione, costituivano un ottimo supporto per le fondamenta.
Ma cosa resta oggi di questa "Roma ferrigna e turrita", come era definita nelle guide medievali ad uso dei pellegrini? Ben poco, ma qualcosa comunque c'è ancora, solo che bisogna sapere dove cercare. Proviamo a farlo insieme.
La prima torre l'incontriamo accanto alla chiesa di San Francesco di Paola, di cui ha assunto la funzione di campanile. Eretta dalla potente famiglia dei Cesarini nel XII secolo, passò ai Margani nel 1500; due secoli dopo fu ceduta a tale Giovanni Pezzullo, che finalmente la donò ai Padri Paoletti che la adattarono, appunto, a campanile.
Un'altra torre, innalzata dalla famiglia degli Annibaldi sui resti di un ambiente romano, benché abbia la sommità mozza, è ancora riconoscibile nella via omonima. Visibili invece anche agli occhi del più disattento osservatore sono le due torri di via Giovanni Lanza; in particolar modo la prima, che sorge isolata; la seconda, invece, è parzialmente inglobata nella struttura di un convento.
 

La torre, detta erroneamente "dei Borgia", ora campanile della chiesa di S. Francesco di Paola

La torre degli Annibaldi

 

In alto: La torre, detta erroneamente "dei Borgia", ora campanile della chiesa di San Francesco di Paola
In alto: La torre degli Annibaldi
In basso: le torri di via Giovanni Lanza a Roma
   

Visualizzazione ingrandita della mappa
 le torri di via Giovanni Lanza a Roma
 
Raggiunti i Mercati di Traiano, ecco fare bella mostra di sè‚ la "Torre del Grillo". Eretta nel XII secolo dai Carboni, appartenne prima ai Colonna, quindi ai Conti. E' coronata da un alto fregio in stucco del 1600, che porta la scritta "Ex Marchione de Grillis".
Sempre nelle vicinanze s'innalza quella che può essere considerata la più imponente torre sopravvissuta a Roma: la "Torre delle Milizie".
Forse prende il nome dalle Milizie istituite dall'imperatore bizantino Tiberio Costantino. Comunque sia, le prime notizie certe della sua esistenza risalgono al 1300, quando Pietro Caetani assumeva il titolo di "Dominus Militiarum Urbis" (Comandante delle milizie cittadine), con il diritto di mantenere all'interno dell'edificio drappelli armati. In quel periodo la torre raggiunse il massimo dello splendore e dell'imponenza.
Fu un'epoca d'oro che, purtroppo, durò poco, in quanto nella notte tra il 9 e il 10 settembre 1348 un devastante terremoto danneggiò, oltre al Colosseo e la "Torre dei Conti" (di cui parleremo più avanti), anche la Torre delle Milizie, di cui abbatté il terzo e ultimo piano, alterandone la verticalità.
   
La torre delle Milizie a Roma

La torre delle Milizie a Roma vista dai Fori Romani 

 
A sinistra e in alto:
La torre delle Milizie a Roma vista rispettivamente da via Nazionale e dai Fori Romani
Sotto: Il satellite di Google Maps puntato sulla zona. Visibile anche l'incrocio tra via Quattro Novembre e via delle Tre Cannelle dove si trova la torre in laterizio dei Colonna
 
 

Visualizza Roma,via Quattro Novembre angolo via Tre Cannelle in una mappa di dimensioni maggiori
   
Pochi passi ancora e, a via dei Fori Imperiali, angolo con via Cavour, possiamo vedere un altro vero e proprio leviatano, ossia la già citata "Torre dei Conti". Innalzata nel XIII secolo dai Conti di Segni, è il più alto edificio militare che Roma abbia avuto nel medioevo, tanto che anche Petrarca ne parlò ammirato.
La torre ha la caratteristica di contenere al suo interno, come in un gioco di scatole cinesi, due costruzioni precedenti risalenti rispettivamente al secolo IX e all'epoca romana. Anch'essa, come abbiamo visto, fu danneggiata (e anche più gravemente della "Torre delle Milizie") dal terremoto del 1348 e oggi non ne resta in piedi che il primo piano.
Senza allontanarci troppo, in via Quattro Novembre, all'angolo con via delle Tre Cannelle, si può ammirare una torre in laterizio dei Colonna, la più potente famiglia ghibellina di Roma ancora ben conservata.
Ora cambiamo rione e raggiungiamo piazza Zanardelli: qui troviamo la "Tor Sanguigna", di proprietà della famiglia dei Sanguigni, un nome che è tutto un programma.
Ben diversa atmosfera all'angolo tra via dell'Orso e via dei Pianellari, dove s'innalza la "Torre della Scimmia". Fatta costruire dai Frangipane nell'XI secolo, passò poi ai Crescenzi, quindi alla Confraternita dei Confalonieri e, ancora, alla Congregazione della Carità.
Infine venne venduta agli Scapucci, che la fecero rinnovare tra le fine del '500 e l'inizio del '600 dal famoso architetto Giovanni Fontana. Un cenno a parte, poi, merita una leggenda, molto nota a Roma, legata al nome "della Scimmia".
Si racconta che un giorno il proprietario, tornando a casa, vide una grande folla assiepata davanti all'ingresso tutti con gli occhi rivolti alla cima della torre. Alzò anche lui lo sguardo e impallidì: la scimmia che viveva con loro aveva portato con sè‚ sui merli della torre il loro unico figlio, che rischiava così di precipitare.
L'uomo, buttatosi in ginocchio, promise alla Madre di Dio che, se avesse salvato il bambino, le avrebbe acceso un cero in perpetuo. Il miracolo avvenne e, a testimonianza del fatto, ancora oggi è possibile vedere sulla cima della torre una statuina della Madonna e accanto un lume sempre acceso. Nulla si sa, invece, della sorte della scimmia.
la "Tor Sanguigna", di proprietà della famiglia dei Sanguigni a Roma
 
A lato: la "Tor Sanguigna"
Sotto: la cosiddetta "Torre della scimmia"
   
la cosiddetta "Torre della scimmia" la cosiddetta "Torre della scimmia"
   
La "Tor Millina" a Roma  
Senza allontanarci troppo, eccoci a pochi metri da Piazza Navona, dove sorge la cosiddetta "Tor Millina". Edificata dai Mellini sulle rovine dello stadio di Domiziano, è l'unica torre con che presenti un intonaco a graffito. Il bellissimo rivestimento (purtroppo oggi in pessime condizioni), fu fatto realizzare nel 1491 in occasione del matrimonio tra Mario Mellini e Ginevra Cybo.
Il nome della casa dei Mellini, come per la Torre del Grillo, è indicato sotto la merlatura, ma questa volta con lettere in cotto.
Se ora andiamo a via del Biscione, possiamo ancora oggi vedere, pur se inglobata nel palazzo Pio-Righetti, una torre degli Orsini: è tutto quanto resta di un palazzo-fortezza che la potente famiglia romana aveva fatto costruire sui ruderi del Teatro di Pompeo. Ancora un altro caso di torre inglobata in un edificio posteriore è rappresentato dalla Torre Argentina, che non è, come molti potrebbero credere, quella che s'innalza accanto agli scavi di largo di Torre Argentina, bensì quella parzialmente visibile nella facciata della Casa del Burcardo nell'omonima via.
Ma non è finita con le torri nascoste: ci sono anche quelle mimetizzate nei cortili dei palazzi. E' questo il caso di una torre dei Crescenzi, che si appoggia ad una delle facciate interne di Palazzo Madama, l'odierno Senato.
Ritorniamo ora al Largo di Torre Argentina: è una Torre del XII secolo, detta "del Papetto", o "del Papito" dall'epiteto dispregiativo con cui il popolino chiamava l'antipapa Anacleto II della famiglia dei Pierleoni. E' una delle poche visibili su tutti e quattro i lati.
Altra torre che appare oggi isolata è quella "della Moletta", il nome le deriva da un mulino che sorgeva nei pressi. Costruita dai Frangipane nel 1200, è nota per aver ospitato nel 1223 San Francesco d'Assisi.
Torre del XII secolo, detta "del Papetto", o "del Papito"
 In alto, a sx: La Tor Millina. A dx: la Torre detta del Papito.
 
Accanto all'Anagrafe centrale sorge una delle più caratteristiche torri di Roma: la torre "del Monzone" o "di Pilato" o "dei Crescenzi".
Eretta tra la fine dell'XI secolo e la prima metà del XII, da Nicolò di Crescenzio e Teodora, è caratteristica per i fregi particolarmente elaborati e per la lunga iscrizione sul portale d'ingresso, che ricorda, tra l'altro, la caducità della vita e la vanità delle umane ambizioni.
Anche l'Isola Tiberina, naturalmente, ha la sua torre: posta all'imbocco del Ponte Fabricio, è quanto resta di una fortificazione che appartenne prima ai Pierleoni, poi ai Savelli e infine ai Caetani. Vi soggiornò, pare, la famosa Matilde di Canossa.
Sulla facciata che dà sul lungotevere è incastonata una testina di donna epoca imperiale: si dice che http://l.yimg.com/g/images/spaceball.gifvederla quando vi batte la luna, porti fortuna.
Nei pressi dell'Isola Tiberina, a pochi metri da Ponte Garibaldi, fa bella mostra di sé la "Torre degli Anguillara", una famiglia imparentata con gli Orsini. È a pianta quadrangolare e le è stato addossato nel XV secolo un palazzetto rinascimentale. Attualmente, dopo aver subito un restauro forse "eccessivo", vi si tengono letture dantesche: da cui l'altro nome con cui è conosciuta, "Casa di Dante".
E qui ci fermiamo. Naturalmente ci sarebbe ancora molto da dire: ad esempio sulle torri, numerosissime, che costellano le mura di Roma, la più imponente cinta fortificata urbana del mondo.
 
Paolo Cremisini
 

La torre "del Monzone" o "di Pilato" o "dei Crescenzi" a Roma

 

In alto: La torre "del Monzone" o "di Pilato" o "dei Crescenzi"

A lato: La torre Caetani sull'isola Tiberina a Roma

La torre Caetani aull'isola Tiberina a Roma
 
L'isola Tiberina vista dal ponte Fabricio. Roma
 

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